Poliziotti nel mirino, chiedevano soldi agli automobilisiti

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E’ in corso un’indagine che coinvolge alcuni agenti della Polizia stradale di Napoli. Fermavano le auto chiedendo denaro agli autisti

NAPOLI, 14 OTTOBRE – I poliziotti di Napoli è nel mirino. Un imprenditore ha denunciato di essere vittima recidiva di richieste di ingenti somme di denaro da parte di alcuni membri della sezione della  Polizia stradale di Napoli.

L’indagine, che ha portato all’esecuzione misure cautelari personali per ben 13 agenti e sottufficiali in servizio, è stata condotta dagli uomini coordinati dal comandante Carmine Soriente.

 

Ai poliziotti è stato impedito l’esercizio delle proprie funzioni professionali. Decisione del Gip del Tribunale di Nola su richiesta della Procura.

Gli agenti sospesi dal servizio sono  Alfonso Esposito, 52; Corrado Mazzarelli, 54; Giuseppe Moramarco, 52; ;   Federico Nisi, 42;  Giuseppe Vallone, 41; Giovanni Laezza, 44; Gennaro Santillo; Vincenzo Caianiello, 57;45; Antonio Pezzella, 42; Salvatore Di Biase, 41;Pasquale Golino, 55; , e Massino Giuseppe Minicozzi, di 46 e Lucio Papa, 47
IL FATTO – La denuncia di un imprenditore ha fatto sì che 13 poliziotti venissero fermati e sospesi in maniera cautelativa. L’uomo era continuamente vessato dagli uomini della polizia stradale che “presidiavano”, almeno per così dire, il suo deposito. I colleghi hanno intercettato i poliziotti tramite intercettazioni ambientali e poliziottiriprendendoli grazie a telecamere nelle loro auto.

Secondo le prime ricostruzioni e le parole del procuratore della Repubblica di Nola, Paolo Mancuso, gli agenti in questione, una volta fermate, per dei controlli più o meno fittizi, le autovetture , intimorivano gli automobilisti riuscendo nell’intendo di fornire loro anche piccole somme di denaro.

Una vera e propria estorsione in rispetto del Codice della Strada. Un vero e proprio assoggettamento psicologico.

Ai poliziotti sono imputati vari capi di accusa: concussionesimulazione di reato e danneggiamento aggravato, induzione indebita a dare o promettere utilità, abuso d’ufficio, falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici .

Dall’indagine, ancora in corso, sono emersi anche altri particolari. Pare che gli agenti si accontentassero anche di cifre modeste, in base a quelle che secondo loro erano le condizioni economiche delle vittime. Inoltre è stato anche inscenato, in località Lago Patria, un finto conflitto a fuoco per ottenere riconoscimenti per la loro attività di agenti. I poliziotti avevano riferito che da un veicolo fermato per controlli era stato aperto il fuoco nemico, e che avevano risposto per difesa personale

Il procuratore Mancuso, continua affermando che l’operazione è stata condotta in modo ottimale grazie “alla pregevole condotta della squadra di polizia giudiziaria della stessa polizia stradale delegata per le indagini“.