Napoli, il 13-03-2003 ci lasciava il grande Roberto Murolo

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Napoli, il 13-03-2003 ci lasciava Roberto Murolo, oggi il quindicesimo anniversario dalla sua morte

“T’aggio vuluto bene a te…
Tu m’è vuluto bene a me!
Mo nun ‘nce amammo cchiù,
ma ‘e vvote tu
distrattamente pienze a me!”
(Reginella – Roberto Murolo,Napoli)

La reginella è stata pubblicata dalla Casa editrice musicale La Canzonetta, ed è stata scritta nel 1917 da Libero Bovi. La canzone è stata interpretata da diversi artisti, tra cui quella che rimane nel cuore dei napoletani è la meravigliosa interpretazione di Roberto Murolo (Napoli, 19 gennaio 1912 – Napoli, 13 marzo 2003).
E proprio quindici anni fa, in questo stesso giorno, che Roberto Murolo cantautore, chitarrista e attore italiano ci lascia per sempre.
Tuttavia malgrado egli non sia più con noi, gode, metaforicamente, del dono dell’immortalità, in quanto la sua voce, le emozioni che ha regalato durante le sue esibizioni non solo canore, rappresentano un grande patrimonio culturale che la morte non può portare via e che consentirà al grande artista di vivere per sempre.
Roberto Murolo nasce a Napoli il 19 gennaio 1912, penultimo dei sette figli di Lia Cavalli e del poeta Ernesto Murolo (a sua volta figlio illegittimo di Eduardo Scarpetta e dunque fratellastro di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo).

Chi era Roberto Murolo?

L’artista è tra i maggiori protagonisti della scena musicale napoletana, nel periodo che va dal secondo dopoguerra al 1960.
Le sue grandi passioni giovanili sono la musica e lo sport. In quest’ultimo campo si distingue come tuffatore, vincendo il campionato italiano di tuffi alti nel 1937.
Studia chitarra e nel 1933, a Ischia, in una delle prime esibizioni accompagna Vittorio De Sica che canta “E palumme“. Nel 1935 entra come impiegato nella compagnia del gas, e vi resta per tre anni, e grazie alla sua passione per il nuoto, vince addirittura i campionati nazionali universitari, venendo premiato dal Duce in piazza Venezia.
L’anno successivo inizia a cantare nel gruppo vocale Mida Quartet, ispirato agli americani Mills Brothers, con un repertorio di canzonette ritmate, tra avanspettacolo e cabaret, con Enzo Diacova, Alberto Arcamone e Amilcare Imperatrice. Il Mida Quartet trascorre all’estero otto anni, dal 1938 al 1946, sbarcando il lunario tra teatri e locali in Germania, Bulgaria, Grecia, Ungheria e Spagna, proponendo un repertorio internazionale e di canzoni italiane.
Tornato in patria dopo la fine della guerra, Murolo inizia la carriera da solista in campo concertistico e in quello discografico nel 1948. La sua voce da sussurro, seducente e intonata e il suo stile incontrano subito il favore del pubblico
La radio diffonde in tutta Italia la sua voce e inizia anche l’attività cinematografica.

Roberto Murolo e la musica

A partire dal 1956 Murolo studia a fondo il repertorio partenopeo dal 1200 ai giorni nostri, arrivando a pubblicare nel 1963 Napoletana. Antologia cronologica della canzone partenopea.
Dopo la pubblicazione della sua antologia, incide a partire dal 1969 quattro album monografici intitolati I grandi della canzone napoletan.
In seguito l’artista pubblica Tu si’ ‘na cosa grande (1994), tributo a Domenico Modugno, accompagnato dai migliori esponenti della musica napoletana del momento. Incide poi nell’album Anema e core (1995) i brani Dicitencello vuje (Fusco-Falvo, 1930) e Anema e core (Manlio-D’Esposito, 1950) con la cantante Amália Rodrigues.
Il 26 gennaio 1995 viene nominato, dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro, grande ufficiale della repubblica per i suoi meriti artistici; a questa onorificenza si aggiunge, il 23 gennaio 2002, la nomina a Cavaliere di gran croce, conferita dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Da tutti definito maestro della canzone napoletana.
Nel marzo 2002, durante il Festival di Sanremo, Murolo riceve il premio alla carriera.
Muore alle ore 23:45 del 13 marzo 2003 a Napoli, nella sua casa di Via Cimarosa 25, al Vomero, sede della Fondazione Roberto Murolo; Riposa nel Cimitero di Poggioreale a Napoli.

Quindici anni dopo la sua morte

 

Ed è proprio in seguito all’inaugurazione dei quindici anni dalla sua morte che Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, rilancia la proposta all’amministrazione comunale partenopea di dedicare alla memoria di uno degli artisti napoletani più amati e più conosciuti al mondo, le scale di via Cimarosa, poste proprio dinanzi al palazzo dove si trova la casa nella quale Roberto Murolo visse e morì.
A quindici anni dalla dipartita del maestro, avvenuta a 91 anni il 13 marzo 2003 – scrive Capodanno – ritengo doveroso lanciare un nuovo appello all’amministrazione comunale affinché, oltre a una traversa di via Nino Bixio, nel quartiere Fuorigrotta, di recente a lui intitolata, gli vengano dedicate quelle scale del quartiere collinare partenopeo, nei pressi delle quali il “padre nobile della grande canzone”, come si legge su una lapide apposta in sua memoria sulla facciata del fabbricato, trascorse la sua vita, in un casa posta in via Cimarosa 25, dove prima di lui aveva vissuto il padre Ernesto, grande poeta dell’epoca d’oro della canzone napoletana, come ricorda un’altra lapide posta nei pressi della prima”.

In onore della sua memoria concludiamo l’articolo con uno dei suoi più belli aforismi e consigli di vita.
« Lasciate cantare sempre e soprattutto il cuore, perché è lui che ne ha bisogno più di noi per vivere »
Roberto Murolo

Brani celebri

Tra i suoi più famosi brani ricordiamo:
– Cu’mme!
– Malafemmena
– Reginella
– Aneme e core
– ‘Na sera ‘e maggio
– Lacreme napulitane
– Simmo ‘e Napule paisà
– Aggio perduto ‘o suonno