Molestie sessuali, giovane 23enne denuncia il ginecologo

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Accusa di Molestie sessuali, 23enne ischitana denuncia il ginecologo e racconta la sua storia

Ad oggi le accuse di molestie sessuali sono davvero tante, vi sono numeri preoccupanti e allarmanti su mobbing e molestie sessuali sul lavoro. L’allarme è lanciato dall’Istat che stima che siano 8 milioni 816mila (43,6%) le donne fra i 14 e i 65 anni che nel corso della vita hanno subito qualche forma di molestia sessuale e si stima che siano 3 milioni 118mila le donne (15,4%) che le hanno subite negli ultimi tre anni.
Gli autori delle molestie a sfondo sessuale risultano in larga prevalenza uomini:
Tuttavia, ad oggi, è opportuno saper riconoscere la differenza tra reato di violenza sessuale e quello di molestia.

Violenza sessuale e molestia sessuale

La violenza sessuale punisce con la reclusione da cinque a dieci anni “chi, mediante violenza, minaccia o abuso di autorità, costringe uno a compiere o subire atti sessuali”.
Altra cosa è “la molestia o il disturbo alle persone”, in quanto si tratta di una forma meno grave di illecito penale, e vi è previsto l’arresto fino a sei mesi o il pagamento di un’ammenda fino a 516 euro “per chi, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o con il telefono, per petulanza o per altro motivo, reca a taluno molestia o disturbo.
Anche il corteggiamento può essere una molestia, in questo caso il bene giuridico da tutelare è la tranquillità pubblica e quella del privato.
Nelle molestie, secondo la Cassazione, può rientrare il corteggiamento, insistente e continuo e manifestato in luogo pubblico, che risulta sgradito a chi lo riceve, O anche le espressioni volgari a sfondo sessuale. In poche parole, le molestie, che non implicano un contatto fisico, ma che si manifestano con espressioni verbali “spinte” che alludono alla sfera sessuale, ed è proprio in quest’ultima categoria che rientra il caso di una ragazza ischitana, che ha denunciato il suo ginecologo per molestie sessuali.

Giovane ischitana denuncia il suo ginecologo

Allusioni e battutine, un “lungo bacio viscido sulla guancia” . Laura (nome di fantasia) racconta una visita ginecologica che si è trasformata in un incubo. Perché il professionista al quale si è rivolta per una normale visita medica, ha utilizzato un linguaggio inappropriato ed evidenti allusioni sessuali che hanno contribuito a creare un’atmosfera di enorme disagio per la giovane ragazza . “Di più, mi ha letteralmente immobilizzato. Ero tesa, non riuscivo a rispondergli“, racconta Laura.
Fine gennaio. Lei ha 23 anni, è di Ischia, dove ha vissuto fino all’età di dodici anni. Bellissima, ma questo non conta, in quanto “Ad accendere il medico è stato l’aver appreso della mia omosessualità” spiega, ancora provata, benché siano passate diverse settimane “perché quando gli ho spiegato che non ho avuto rapporti con uomini, è partito sparato: ” Se avessi avuto trent’anni di meno avrei provato a farti cambiare idea e ci sarei riuscito“.
Fino al crescendo, lei immobile e disorientata, quasi impotente, ma soprattutto – racconta – “umiliata ” : ” Sei proprio una monella” mi ha detto, tastandomi il seno e riferendosi ai miei tatuaggi“. Laura ha trovato il coraggio di raccontare la storia, che potrebbe avere una coda giudiziaria, sul suo profilo Facebook, accompagnandola con una chiosa diventata virale.

Laura scrive su Facebook

Grazie a tutte le donne che ho accanto, che hanno saputo farmi capire il loro disgusto, il loro sostegno, la loro comprensione. Grazie alle donne che sostengono altre donne, le loro battaglie e il loro punto di vista; che possono capire profondamente cosa voglia dire questo tipo di abuso e, vestendo i tuoi panni, sanno darti calore e valore. Questa vicenda è stata per me anche chiarificatrice della natura di chi avessi accanto. Mi sono resa conto che ci sono donne che per prime dubitano davanti a questi eventi e che, invece di sostenere, accusano la donna stessa, la vittima stessa“.
Ci sono donne intimamente subordinate alla figura del maschio“, si legge ancora, “donne che non giudicano questi comportamenti come molestie, ma come inevitabili avance e che scatenano in loro anche qualche lusinga. Donne deboli che non vogliono vedere i soprusi, che non hanno il coraggio per rendere migliore questo mondo e si limitano ad accettare di buon grado qualsiasi parola di troppo, arrivando anche a giustificare i molestatori. Ecco, io oggi non dico grazie a quelle donne. Non a loro. Troppo spesso l’anno di molte di noi si apre, continua o finisce con una denuncia per molestia sessuale, quando ci va bene. E non grazie alle donne che non alzano la testa o che non sostengono le loro sorelle: cambieremo questo mondo. Donne forti, vi ringrazio. Alle altre donne dico: vi aspetto dall’altra parte. Là dove c’è il coraggio, l’amore per le altre, per voi stesse e magari, forse, un futuro diverso“.