Piano City Napoli approda nelle università



Piano City

Con “Medicina in Musica”, l’evento Piano city Napoli si è svolto anche nelle Università. Scopri il nuovo progetto musicale dedicato agli studenti universitari

Sono migliaia gli studenti che ogni anno lasciano l’Università Federico II, senza dubbio arricchiti, a seconda del settore di appartenenza, di un sapere specialistico e settoriale, ma totalmente alieni da una formazione che privilegi una visione di insieme cui, anche etimologicamente, il termine Universitas, rimanderebbe. Ed ecco che si materializzano innanzi le fitte schiere dei cittadini che con noncuranza camminano ignari tra le meravigliose architetture dei palazzi della città, dei professionisti frettolosi che guardano l’orologio ignorando i cartelloni in spesso triste mostra di stagioni teatrali riservate a pochi eletti. Così ritorno a quegli studenti anadoremici, la cui curiosità giace assopita da qualche parte in attesa di dare il prossimo esame, e, parlando del vuoto nella formazione musicale dello studente medio, presento un progetto curioso su cui vale la pena soffermarsi.

Sabato 10 ottobre, all’interno della più vasta rappresentazione “Piano City Napoli”, si è tenuto un concerto pianistico che ha visto protagonisti gli studenti della Scuola di Medicina e Chirurgia della Federico ll. In quest’occasione il noto e “sinistro” edificio 20 del Policlinico di via Pansini, posto tra l’obitorio e il dipartimento di Medicina Legale, si è trasformato in una piccola sala da concerto, in cui, anche tenendo conto delle sfavorevoli condizioni atmosferiche, si sono riversati studenti e medici dell’ateneo. Stupisce quasi che siano stati proprio gli studenti di medicina a farsi promotori di un’iniziativa formativa di tale portata, anche se il binomio salute-musica non dovrebbe sfuggire a nessuno.

Piano City Napoli
Alcuni degli artisti che si sono esibiti

Lo studente che si è occupato dell’organizzazione dell’evento Piano City Napoli, tra l’altro ideatore e promotore dello stesso, è stato Gianluca Pagano, che, in qualità di pianista, ha anche aperto il concerto, inaugurando la kermesse con un programma tratto dal repertorio romantico. Variegata ed eterogenea, proprio alla portata di tutti quindi, conoscitori e non della musica classica, la scelta dei brani selezionati: si è passati dalla più solida tradizione classica a improvvisazioni di stampo jazzistico, ad atmosfere spagnoleggianti, agli inserti di ragtime, a un inedito Renato Carosone, a momenti parigini con Debussy e motivi musicali della produzione musicale mitteleuropea. La tradizione musicale classica ha un valore inestimabile, che non va perduto, anzi va coltivato. Il suo linguaggio, sebbene universale, non è immediato, per questo occorrono e vanno incoraggiate manifestazioni del genere, e questo i ragazzi di medicina l’hanno capito. Allenarsi all’ascolto della musica classica significa allenarsi all’esercizio di quella curiositas senza la quale non si dà più ricerca, nè scopo autentico alla vita. Ascoltare il Don Giovanni di Mozart significa accostarsi al libretto di Da Ponte, che rimanda alla lettura dell’opera di Tirso da Molina o di Moliére sulla figura del seduttore per eccellenza, che, a sua volta, è stato indagato da Kierkegaard. Appare chiaro quindi che siamo posti davanti ad un allargamento della conoscenza che si traduce in quella scoperta della diversità che è alla base della coesistenza tra popoli, in quell’esaltazione di valori di cui l’ideale di una formazione umanistica si è fatto promotore.

Senza scomodare quei colossi del pensiero e della letteratura che, da Platone a Schopenhauer, passando per Goethe e Dostoevskij, si sono espressi sul valore e l’importanza della musica, concludiamo con un meraviglioso suggerimento di uno stravagante della musica, Glenn Gould: “Nel momento in cui la musica si farà parte integrante della nostra vita, la cambierà alla radice”. Non possiamo far altro che accogliere il consiglio.

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