La Luna di Iodice, gli scarti umani si ri-intrecciano a Palazzo Fondi



La luna di Iodice - Napoli - Teatro

A Palazzo Fondi, ritorna “La Luna” di Davide Iodice. Gli scarti umani ballano sulle note di Beethoven

NAPOLI – Il primo debutto de “La Luna” è avvenuto durante il Napoli Teatro Festival, quest’estate. Davide Iodice, il regista che raccoglie, fa il pienone ancora una volta.

Continuate ad essere così, profondi e pieni di cultura” – dichiara Iodice all’uscita dello spettacolo. Applausi infiniti per gli otto attori poliedrici che sono riusciti a travolgere con i loro passi di danza e la loro mimesi facciale, i trenta spettatori presenti in sala.

Lo spettacolo si apre in una piccola anti-camera dalle pareti scure. Si ode un lamento “Tutt’ teng, nient’ veng’i“: è una donna dal volto triste. Alle sue spalle, un tavolo arrangiato di oggetti-scarto le fa da sfondo. Una macchinetta del caffè, un pallone bucato, un cartello stradale malconcio. Sono oggetti che un tempo appartenevano ad un luogo, una strada o una casa. Sono stati gettati per tentare di esorcizzare un demone interiore, come se liberarsi di loro riuscisse a far redimere gli umani dai propri peccati, o far dimenticare loro le brutte esperienze passate.

Nuje simm chill scurdate, chille nfettate da vita.
Nuje cercammo tutto chello ca perdite
Nuje truvammo tutto chello ca ‘nvulite” – recita così, la donna-scarto.

Il verde-azzurro come altra dimensione

Si entra in sala e la buia stanza r-accoglie il pubblico. Il colore dominante è l’azzurro dei sacchetti della spazzatura che fanno da abiti di scena e colorano la scenografia. Azzurro, come se i reietti della società fluttuassero in un universo parallelo, dove le persone comuni non possono arrivare. I protagonisti raccolgono gli scarti, e tramite un registratore abbracciano le storie che gli oggetti malconci vogliono raccontare.

È il vestito del funerale di mio padre, ho deciso di buttarlo“. “Questo vestito da sposa è il simbolo di qualcosa che non è mai esistito“. “La mia amica è andata via, quando è tornata era completamente diversa, si prostituiva e assumeva dell’eroina“. Storie e sentimenti in cui ogni uomo potrebbe rispecchiarsi. Il male, un omino piccolo e vestito di nero con la testa coperta, girovagava per la stanza. La rabbia era solo il simbolo dell’impossibilità dell’animo umano avanti alla cattiveria e alla morte.

La Luna dov’è?

Per una volta non si inscena un copione vero e proprio, ma i sentimenti sono i protagonisti del dramma, che non vengono più rappresentati da battute, ma solo dal linguaggio del corpo. La “sonata al chiaro di luna” n° 14 di Beethoven accompagna l’intera azione, rendendo l’atmosfera inquieta e affannosa. La luna del titolo si percepisce solo nel retroscena: nel titolo della sinfonia e nella spinta – spirituale – verso l’alto che Iodice vuole fornirci.

Francesca Romana Bergamo, Alice Conti, Fabio Faliero, Biagio Musella, Annamaria Palomba, Damiano Rossi, Ilaria Scarano e Fabrizio Varriale, sono i protagonisti a cui è stato affidato il compito di dare concretezza alla voce fuori campo. Uno dei messaggi della rappresentazione è quello di non sprecare nulla di ciò che la vita ha da offrire: il tempo con i cari, la tristezza passata e soprattutto il dolore. Del proprio dolore, bisogna cercare di farne arte. Un carpe diem del tutto contemporaneo, che echeggia la potenza dell’arte e rispetta silenziosamente il dolore di ogni essere umano.

 

 

 

 

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