Elezioni, Gravano: Lega e M5S sono forze democratiche

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Elezioni, Michele Gravano: Lega e M5S sono forze elette democraticamente a cui è stato affidato il compito di formare il Governo. La Sinistra ricostruisca il rapporto con la base

Elezioni concluse, abbiamo incontrato Michele Gravano, ex Segretario CGIL Campania, in merito ai risultati elettorali. Gravano non si è mai sottratto al confronto né tantomeno ad eventuali critiche da muovere ai governi nazionali o locali di centrosinistra, rimarcando la sua terzietà rispetto alle appartenenze politiche.

Alle elezioni le c.d. forze antisistema superano il 50% nel Paese ed hanno il volto della Lega di Salvini al Nord e quello del Movimento 5 Stelle al Sud

Io non le definisco forze antisistema, sono forze democratiche e costituzionali altrimenti ci sarebbe un pericolo per la democrazia. Ne tantomeno questo è un voto di protesta, è un Gravanoaffidamento politico. In questa circostanza il sud ha scelto in maniera netta il M5S e il nord, e non solo, ha dato ampi consensi alla lega, penalizzando il Pd e LeU e comunque non premiando FI. Questo è un pò il quadro che emerge.  Sono le forze vincitrici, quelle con maggior consenso, che hanno l’onere di formare il governo. Alla sinistra spetta il compito di ricostruire e di rigenerare il centrosinistra.

Sono loro che ne risponderanno al paese, ed è fuori luogo che la sinistra debba fare da stampella a queste forze. Per le forze che hanno vinto sarebbe una rinuncia di una responsabilità primaria che il paese gli ha affidato.

Le urne hanno penalizzano in maniera pesante chi ha governato

Renzi, innanzitutto, risulta antipatico al Paese a prescindere dalle sue capacità politiche. Ha fatto una politica disastrosa, ha mortificato i ceti popolari ed il mondo del lavoro, è stato sconfitto nel referendum costituzionale e non ne ha tratto tutte le conseguenze. Infine ha commesso, per quanto riguarda il sud, un errore grave sul referendum secessionista del nord, non prendendo una posizione netta. E questo ha dato il senso dell’abbandono al Sud e ha oscurato le cose positive, che più il governo Gentiloni che il suo ha fatto per risollevare il paese e che sono scomparse facendo prevalere l’arroganza del potere.

Il Pd perde proprio in quei quartieri di periferia, in quelli popolari dove una volta risiedeva la sua roccaforte

È evidente che il Pd è apparso non come un partito che portava dentro di se gli elementi tradizionali del centrosinistra, una modernizzazione contemperata con le esigenze di giustizia sociale, ma un puro partito di potere, personale, molto arrogante, con tracce di familismo e di trasformismo che sono state fortemente condannate, rispetto ad una società che era in profonda sofferenza. Soprattutto i ceti popolari ed il mondo del lavoro. È evidente che perde nei quartieri popolari. Purtroppo questa è una linea di tendenza che non riguarda solo la sinistra italiana ma anche la sinistra europea. Penso alle difficolta della Spd e al Partito Socialista in Francia. Si salva solo Corbyn (esponente dei Laburisti, ndr) in questo momento.

La Lega con queste elezioni è un partito sdoganato dalle logiche nordiste o è un voto di protesta?

La Lega qui non ha sfondato. Gli eletti in Campania è una semplice resa dei conti all’interno del Centrodestra, anche in Calabria si sono trovati i punti per fare i conti con FI. Ma nel complesso il Mezzogiorno non ha considerato né la Lega né FI come elementi di difesa, riconoscendo il ruolo al M5S

Pare che la sinistra non si sia resa conto che l’umore del Paese era un altro e chiedeva altro

Intanto si è sottovalutata la questione sociale del Sud. Negli ultimi 10 anni noi abbiamo avuto una emorragia di giovani che sono andati al nord pari a 600/700mila giovani. Un’ondata non inferiore a quella che si è vissuto a fine anni ‘50/60. Solo che all’epoca l’immigrazione era vissuta come un dramma sociale di braccianti che lasciavano i paesi per andare al nord. Oggi sono giovani scolarizzati e urbanizzati che hanno meno problemi di inserirsi socialmente. Quelli che non vanno al nord, restano al sud, sono precari, sottopagati. Il tradizionale sbocco del pubblico impiego, che era stata la valvola della borghesia media meridionale, oggi è bloccata. In più il mondo del lavoro con il jobs-act e con la crisi è stato profondamente falcidiato e non si è sentito più protetto e tutelato. Ovviamente il M5S con la critica alla casta ha raccolto i consensi. Secondo me il referendum della Lombardia è stato dirompente e spiega perché il sud non ha votato Berlusconi questa volta. Perché si è capito che quella linea tendeva ad impoverire ulteriormente il mezzogiorno. Di Maio rappresenta l’emblema della piccola e media borghesia meridionale, non è arrogante è dialogante, qualche volta sbaglia l’italiano come molti di noi e molti quindi si sono impersonati in lui.

Quale dovrebbe essere la strada della sinistra per recuperare consensi specialmente qui al sud?

Intanto dal punto di vista politico siamo stati relegati all’opposizione sia il Pd che LeU. Non entro nelle questioni interne del Pd ma posso auspicare che la rigenerazione del Centrosinistra al Sud deve essere attrazione della Sinistra, soprattutto sul terreno delle politiche sociali non prescindendo dalla difesa del salario e dalla valorizzazione del lavoro che sta profondamente cambiando. Da misure fiscali che pongano al centro la redistribuzione e il contrasto alle diseguaglianze. Infine un sistema pensionistico che tenga conto della debolezza del sistema. La Sinistra deve tornare a fare una sinistra che sia tale e che guardi al futuro in una prospettiva nazionale nella quale il Sud ritorni come un’occasione e non come un problema del Paese e che quindi si investa in maniera più significativa di quanto è stato fatto dal Governo Gentiloni.