Strage di Capaci, 28 anni fa la mafia uccideva Giovanni Falcone

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ACCADDE OGGI, strage di Capaci: 28 anni fa la mafia uccideva Giovanni Falcone. Oggi più che mai è fondamentale tenere a mente la sua inestimabile eredità

Sono passati 28 anni dalla Strage di Capaci, l’attentato di stampo terroristico-mafioso nel quale perse la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone. Furono uccisi anche tre agenti della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani e la moglie di Falcone, Francesca Morvillo, anche lei magistrato.

Erano le 17:57 quando gli attentatori fecero esplodere un tratto dell’autostrada A29, sulla quale stava transitando il corteo della scorta con a bordo il giudice, la moglie e gli agenti di Polizia, sistemati in tre Fiat Croma blindate.

Un boato assordante seguito da un silenzio spaventoso: il 23 maggio 1992 Cosa Nostra aveva eliminato uno dei suoi più grandi nemici ed aveva sfidato lo Stato Italiano. 

Alla strage seguirono due processi, nei quali vennero condannati i responsabili, ma risultò impossibile emettere sentenze contro i mandanti occulti.

A coordinare l’attentato e ad azionare personalmente il detonatore, fu Giovanni Brusca, esponente di rilievo della mafia, condannato per oltre un centinaio di omicidi. Quando fu arrestato, il 20 maggio del 1996, dichiarò di aver partecipato, in quel caso esclusivamente come mandante, anche alla strage di via D’Amelio, nella quale, il 19 luglio 1992, perse la vita il magistrato Paolo Borsellino.

Oggi più che mai è necessario tenere a mente il senso del sacrificio di Falcone e di Borsellino e ricordare, attraverso le parole di Falcone, che “La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”.

Queste le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella:

«La mafia si è sempre nutrita di complicità e di paura, prosperando nell’ombra. Le figure di Falcone e Borsellino, come di tanti altri servitori dello Stato caduti nella lotta al crimine organizzato, hanno fatto crescere nella società il senso del dovere e dell’impegno per contrastare la mafia e per far luce sulle sue tenebre, infondendo coraggio, suscitando rigetto e indignazione, provocando volontà di giustizia e di legalità».