20 Dicembre 2022

Rivalutazione pensioni: aumenti a partire dal 2023

Pensioni in aumento a partire dal 2023. chi viene penalizzato e tutte le nuove modifiche

rivalutazione pensioni

RIVALUTAZIONE PENSIONi-Le pensioni minime per chi ha più di 75 anni saranno portate a 600 euro, a partire dal 2023 e per un solo anno.

La rivalutazione ha l’obiettivo di proteggere il potere d’acquisto delle pensioni rispetto all’aumento del tasso di inflazione che quest’anno com’è noto è stato piuttosto marcato. Prima della legge di bilancio, la rivalutazione veniva applicata secondo tre scaglioni: 

  1. indicizzazione piena al 100% per le pensioni fino a 4 volte il minimo (ovvero 2.100 euro);
  2. al 90% sulla quota di pensione tra quattro e cinque volte il minimo;
  3. del 75% sulle pensioni oltre cinque volte la quota minima;

Cosa vuol dire tutto ciò? Semplice: che ai trattamenti con un’indicizzazione al 100% (ovvero fino a 4 volte il minimo) si sarebbe dovuta applicare in maniera piena la percentuale di indicizzazione (pari al 7,3%) calcolata sulla base dei prezzi al consumo forniti dall’Istat. Per le altre fasce, invece, la rivalutazione sarebbe stata più bassa e pari al 90 e 75% dell’aumento percentuale del 7,3%, e dunque del 6.57% (per le pensioni tra 4 o 5 volte il minimo) e del 5,5% per i trattamenti più alti. 

Rivalutazione pensioni

Nel frattempo però è cambiato tutto. Nel testo della manovra il governo ha infatti previsto un nuovo sistema di indicizzazione. E vale a dire: 

  1. 120% per le pensioni minime;
  2. 100% fino a 4 volte il minimo (ovvero 2.100 euro);
  3. 80% tra 4 e 5 volte il minimo;
  4. 55% tra 5 e 6 volte il minimo;
  5. 50% tra 6 e 8 volte il minimo; 
  6. 40% tra 8 e 10 volte il minimo;
  7. 35% oltre 10 volte il minimo;

Le ultime modifiche: quale sarà l’aumento effettivo nel 2023

Neanche queste percentuali tuttavia sono quelle definitive perché la maggioranza ha cambiato di nuovo idea. Lo schema dunque diventa il seguente:

  1. rivalutazione al 120% solo per le pensioni minime; 
  2. 100% fino a 4 volte il minimo (ovvero 2.100 euro);
  3. 85% tra 4 e 5 volte il minimo;
  4. 53% tra 5 e 6 volte il minimo;
  5. 47% tra 6 e 8 volte il minimo; 
  6. 37% tra 8 e 10 volte il minimo;
  7. 32% oltre 10 volte il minimo;

Con queste percentuali è facile capire chi ci guadagna e chi ci perde. La manovra favorisce soprattutto i pensionati a basso reddito. Le pensioni minime subiranno una rivalutazione del 120% (aumentando cioè dell’8,8% rispetto all’importo dello scorso anno) e verranno portate a 600 euro per gli over 75. Nulla cambia invece per chi è nella fascia dei trattamenti fino a 4 volte il minimo: in questo caso, la rivalutazione sarà del 7,3%, com’era già previsto prima della finanziaria. Molto diverso il discorso per chi ha trattamenti più alti. 

Chi ci guadagna e di quanto aumenteranno le pensioni

Per le pensioni comprese tra 4 o 5 volte il minimo, l’emendamento è una buona notizia perché la percentuale di rivalutazione passa dall’80 all’85%. In sostanza per questi trattamenti l’aumento effettivo lordo sarà del 6,2%. Va invece piuttosto male alle pensioni che superano di 5 volte la quota minima. Ecco dunque l’aumento in percentuale sulle pensioni per tutte le fasce:

  1. 8,8% per le pensioni minime;
  2. 7,3% fino a 4 volte il minimo (ovvero 2.100 euro);
  3. 6,2% tra 4 e 5 volte il minimo;
  4. 3,86% tra 5 e 6 volte il minimo;
  5. 3,4% tra 6 e 8 volte il minimo; 
  6. 2,7% tra 8 e 10 volte il minimo;
  7. 2,3% oltre 10 volte il minimo;

A partire da queste percentuali dunque è possibile calcolare piuttosto agevolmente l’aumento del proprio trattamento previdenziale. Va da sé che le modifiche introdotte dalla maggioranza penalizzano soprattutto gli assegni elevati che in percentuale avranno una rivalutazione piuttosto bassa (se rapportata all’inflazione). C’è da dire che in termini assoluti gli importi non saranno poi così modesti perché la percentuale va comunque applicata su un numero più grande.

In conclusione su una pensione di 1.500 euro lordi, il 7,3% corrisponde ad un aumento di circa 110 euro lordi; su un trattamento di 5.400 euro lordi, il 2,3% è pari comunque a 124 euro. Una pensione di 3.100 euro lordi (ovvero nella fascia tra 5 e 6 volte il minimo) dovrebbe ricevere un aumento di circa 115 euro. Vero è che i pensionati con un reddito di oltre 5 volte la quota minima, e nello specifico coloro che hanno trattamenti molto alti, hanno “perso” parecchi soldi.

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