Resit: da discarica a cielo aperto a parco urbano ma abbandonato



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La Resit di Giugliano è il simbolo di rinascita di una città, un territorio martoriato da decenni di malaffare e rifiuti di ogni tipo “ma nessuno se ne importa”…

Siamo alle solite, un lavoro svolto a metà. La Resit, uno dei più grandi complessi di deposito dei rifiuti di stoccaggio sita a Giugliano è completamente “free”.

Ciò vuol dire che il piano di riqualifica ambientale e territoriale è andato a buon fine.

Ora è diventata un parco pubblico con tanto di alberi e prati.

Jorit ci ha fatto un murales col volto di Siani.

Gli studenti di Roma ci hanno girato un cortometraggio.

Parliamo di sette ettari di prato con cinquecento alberi e ottomila arbusti.

Il commissario De Biase spiega che il lavoro non è stato semplice ma si è fatto ed è la vittoria più bella dello Stato sul malaffare.

Ma è il simbolo anche del disinteresse della politica nazionale, probabilmente troppo occupata a dispensare tweet e chiarimenti sui continui scivoloni mediatici.

Questo perché oggi il parco doveva essere messo a disposizione dei cittadini con tanto di taglio del nastro e apertura ma ad oggi, storia assurda, non si conosco ancora i futuri gestori dell’are in quanto divisa in due zone e una ancora sotto sequestro.

Ma è lo stesso De Biase a spiegare tutto ai colleghi de “La Repubblica”:

De Biase, perché salta l’inaugurazione dell’ex Resit?
«Non viene più nessuno. Il ministro Costa ha un impegno. Il presidente De Luca ha chiesto di spostare la data».

«Le ragioni le posso immaginare, la sensazione di allarme ambientale. Incombe la vicenda del termovalorizzatore di Acerra e prima o poi l’individuazione di nuovi siti. Capisco la perplessità. In questi anni la fiducia nelle istituzioni in materia si è totalmente consumata. Però io ho chiesto il risarcimento di 7 milioni agli ex proprietari. E succede una cosa inquietante a 48 ore da quella che doveva essere l’inaugurazione: sono stati incendiati i siti sotto sequestro di Novambiente e Masseria del Pozzo e da ieri anche Alma, tra Qualiano e Villaricca».

Invece ex Resit ora è un parco?
«Ci sono 500 alberi alto fusto, 8000 arbusti, le essenze decise con Fabrizio Cembalo. Quando abbiamo misurato col Cnr le emissioni erano l’equivalente di 4000 auto tenute in moto per 24 ore».

Un danno anche all’agricoltura…
«Era più facile dire non mangiate i pomodori, che al contrario erano sanissimi. Sarebbe stato più difficile dire alla gente “non respirate”. Non ho mai trovato nessun prodotto contaminato. L’aria invece sì. Le emissioni erano tutte nocive. Oggi questo non c’è più, si produce pochissimo biogas, non c’è più quell’odore tremendo. Ed era questo lo scopo principale della messa in sicurezza. Non “bonifica”, che avrebbe comportato la rimozione di milioni di camion di terreno da smaltire, previsione di spesa 250 milioni, e disastro ambientale con un buco di 25 metri da riempire».

Che cosa farne ora di questo posto?
«Il problema vero è la manutenzione degli impianti tecnologici, quello d’irrigazione per i 60 mila metri quadri di prato, il prelievo e la combustione necessari per il biogas e il percolato. E la gestione del verde, quella ordinaria».

Chi se ne occupa attualmente?
«Siamo ancora in fase finale di collaudo. Il tema che ho posto è che cosa succederà dopo? La parte di discarica “Z” è un bene confiscato. La “X” non ancora. Per la “Z” c’è stato un bando, che la trattava come se fosse stato un ristorante da far fruttare».

Invece che cos’è?
«Oltre a una destinazione paesaggistica e ambientale per quest’area non ne vedo altre».

Se non un privato, chi dovrebbe prenderla in carico?
«In questi giorni ero riuscito a convincere quasi tutti che la Regione potrebbe dare la disponibilità a rilevare l’impianto e affidarlo insieme con “X” a Consorzio unico di bacino. Ma rischia di saltare tutto. E queste zone hanno bisogno di verità. Per questo ho chiamato Jorit a dipingere il murales con Siani. Verità, nient’altro».

La manifestazione contro la discarica

Proprio qualche giorno fa a Giugliano si è tenuta una manifestazione popolare contro la presunta discarica (rimessaggio temporaneo delle ecoballe destinate ad Acerra), che ha scosso non poco l’opinione pubblica. Inoltre la riqualifica della Resit pare non sia andata molto giù all’eco-mafia che in pochi giorni ha tentato di dar fuoco agli altri centri di deposito. Insomma la strada è ancora lunga.

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