Gambrinus: Giulia Capolino chiude il Maggio dei Monumenti nello storico caffè napoletano



Gambrinus

Gambrinus, la cantautrice Giulia Capolino, con una performance intitolata “Era de maggio”, chiude il Maggio dei Monumenti nello storico caffè napoletano

Chiudiamo con un po’ di ritardo la splendida rassegna sul Maggio dei Monumenti 2015 e scegliamo di farlo dedicando un piccolo spazio a Giulia Capolino, cantautrice di spessore del panorama partenopeo. Eclettica e versatile, la nostra chansonnière – e sarebbe questa una descrizione riduttiva- venerdì scorso ci ha offerto un magnifico spettacolo al Gambrinus, lo storico caffè napoletano. Tra parati e arredi belle epoque- i camerieri avrebbero dovuto esser meno frenetici, avrebbero dovuto servire danzando in quella sala da thè del locale!- gli stucchi e il luccichìo degli imponenti lampadari sembrava rivivere la tradizione del Caffè. Ad accompagnare la cantautrice il Quartetto d’archi San Giovanni, al pianoforte il Maestro Keith Goodman. Il titolo dell’evento, sintomatico,  è stato “Era de maggio” : il leit motiv dell’esibizione, almeno per quanto riguarda la prima parte del programma, è stato l’amore, l’amore che a maggio sempre ritorna, l’amore che sa aspettare e si consuma nella passione. Tra quegli specchi che ricordavano scene de L’anno scorso a Marienbad, Giulia Capolino, novella Edith Piaf, col suo foulard color amaranto, è passata da una Vie en Rose a un Vurria Sentì dedicato a Pino di Mauro, tornando alla mitica Chanson de vieux amants, emozionandoci come non mai con Je ne regrette rien. La seconda parte dello spettacolo è stata dedicata invece a quello che è il lato più sperimentale dell’ultima produzione di Giulia. Non sono mancati infatti alcuni inediti, ora in registrazione, come la canzone “L’Artista” o “Bluthner”, nei cui versi emerge tutto il percorso, per certi versi misticheggiante, della cantautrice: “Come fare a vincere se stessi?”, recita uno dei passaggi della canzone che colpiscono maggiormente. Al termine dell’esibizione ci è stato possibile intrattenerci con Giulia, una persona deliziosa e disponibile, che ci ha ricordato il suo percorso che per molti versi le ha consentito di essere accostata a Franco Battiato.

L’incessante ricerca spirituale, lo sperimentalismo, gli inizi in alcuni dei più noti locali napoletani, come il mitico City Hall Cafè diretto da Dino Luglio, l’Around Midnight, il Barbour o l’Evaluna, i salotti culturali che si susseguono nella splendida villa di famiglia in collaborazione col critico d’arte Maurizio Vitiello, l’orecchio sempre teso alle influenze orientali e mediorientali, e non solo. Echi di tanghi o suggestioni da fado, melodie trasudanti napoletanità miste e vibrazioni musicali tipicamente indiane ci hanno condotto in un mondo musicale che possiamo definire come ethnoworld.

Con questa serata tuttavia i punti di convergenza tra i due, Battiato e la Capolino, sono venuti a ricomporsi anche negli ultimi sviluppi del noto cantautore siciliano. L’esibizione che per Giulia non è stata che forse un ritorno ad origini mai dimenticate, ci ha riportato agli ultimi sviluppi della produzione di Battiato. Pensiamo alla serie dei Fleurs con il recupero del motivo sentimentale, il ricomporsi di melodie tradizionali, il sentimento che torna a parlare attraverso le emozioni. Il leit motiv è sempre l’amore. Nei due bis che la signora Capolino ci ha consegnato – La vie en rose di nuovo, il pezzo d’apertura del concerto- e Passione- l’abbiamo ricordato una volta di più.

E’ n’anno, – ce pienze ch’è n’anno? – ca st’uocchie nun ponno cchiù pace truvá?…”

Risponde la tradizione francese e un brivido ci percorre:

“Non rien de rien/Non, je ne regrette rien/ C’est payé, balayé, oublié/Je me fous du passé!/Avec mes souvenirs/ J’ai allumé le feu/ Mes chagrins, mes plaisirs/ Je n’ai plus besoin d’eux!/ Balayées les amours/ Et tous leurs trémolos/ Balayés pour toujours/ Je repars à zéro.”

Leggi anche