Domenico morto per un trapianto di cuore a 2 anni: le testimonianze sconvolgenti
L'espianto del cuore malato di Domenico è avvenuto con circa quattro minuti di anticipo
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DOMENICO MORTO PER UN TRAPIANTO DI CUORE-Il tragico caso della morte del piccolo Domenico, il bambino di circa due anni che è deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo aver subito un trapianto di cuore che non ha funzionato, continua a lasciare senza parole. Il 23 dicembre scorso, il cuore malato di Domenico era stato rimosso con l’intento di essere sostituito con un organo donato, proveniente dall’ospedale di Bolzano. Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura di Napoli, però, sono sorti sospetti sulle modalità con cui si è gestito il trapianto. In particolare sulla sequenza temporale dell’espianto e sull’arrivo dell’organo donato.
Domenico morto per un trapianto di cuore: l’espianto avvenuto in anticipo e l’organo danneggiato
Secondo le testimonianze raccolte dai magistrati, l’espianto del cuore malato di Domenico è avvenuto alle 14:18, cioè circa quattro minuti prima che i medici di Napoli ricevessero l’“ok” ufficiale per l’arrivo del cuore sano prelevato a Bolzano. Questo è giunto infatti solo successivamente intorno alle 14:22-14:30. L’anticipo ha suscitato dubbi e critiche tra gli investigatori e alcuni sanitari coinvolti. Inoltre il cuore donato, estratto dal contenitore isotermico in sala operatoria, era gravemente danneggiato. Appariva come un blocco di ghiaccio.
I sanitari presenti raccontano di aver tentato in vari modi di scongelarlo: con acqua fredda, poi tiepida e infine calda. Tutti disperati tentativi di recuperare l’organo. Alla fine, il cardiochirurgo Guido Oppido ha deciso di procedere comunque con l’impianto, ritenendo di non avere alternative, pur affermando più volte che l’organo “non sarebbe ripartito” o avrebbe avuto scarse possibilità di funzionare.
Emergono poi dettagli di tensioni interne tra il personale medico. Durante una riunione del 10 febbraio, a cui ha partecipato anche Oppido, sarebbero nate discussioni accese proprio sulla tempistica dell’espianto e sull’intera gestione del caso. Il cardiochirurgo avrebbe addirittura colpito un termosifone in un momento di nervosismo. L’indagine è in corso, ma già la Procura ha chiarito che non risultano al momento responsabilità a carico del personale di Bolzano, ritenendo che l’errore di gestione sia da ricondurre all’équipe che ha operato a Napoli.
Domenico è rimasto in coma farmacologico per circa sessanta giorni dopo il trapianto e purtroppo è morto il 21 febbraio, dopo un lungo calvario. L’intera vicenda ha sollevato dubbi sulle procedure adottate, sulle comunicazioni tra equipe e sulle condizioni dell’organo al momento dell’impianto. Necessario un approfondimento giudiziario per chiarire eventuali responsabilità e capire perché il trapianto sia stato eseguito nonostante i segni evidenti di danno all’organo.
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