Cella 0: L’orrore del carcere di Poggioreale!



cella

Cella “0”, Poggioreale – Eravamo abituati a vedere queste cose solo nei film americani, violenti e crudeli. Purtroppo, secondo alcune inchieste, a Napoli esiste una cella dell’orrore…

La Cella 0, la più temuta del carcere di Poggioreale, a Napoli. La stanza in cui la violenza delle guardie sarebbe una regola, dove gli agenti della polizia penitenziaria, avrebbero pestato e maltrattato alcuni detenuti del carcere.

Nata nel 1981, è un’insieme di quattro mura sporche di sangue, prive di telecamere e finestre.
Ne l’inferno di Scampia, a parlarne è un documentarista, Salvatore Esposito, con la collaborazione di Pietro Ioia, attivista per i diritti dei detenuti, che ha creato un reportage parlando proprio con alcuni carcerati.

Ma non solo…
L’espresso, pubblica già l’anno scorso un’inchiesta proprio sulle parole di un detenuto che racconta di aver ricevuto botte e minacce, successivamente diventate addirittura una raccolta di circa cinquanta confessioni di carcerati, raccolte poi dai magistrati napoletani.

E allora si parla di “Melella” ( così chiamato perché, quando beve, “gli si fanno le guance rosse”), o “Ciondolino”, per il ciondolo delle chiavi delle celle a notte fonda, o “Piccolo boss”, che “picchia forte e zittisce tutti”.
Le tre guardie che insieme formano “la squadretta della Uno bianca”, responsabili, secondo i detenuti, di continui pestaggi, minacce ed umiliazioni nei confronti di chi non obbedisce. Questi ultimi, venivano rinchiusi completamente nudi a volte per ore ed ore al buio, in una cella, appunto, la “cella zero”.

Un dossier che L’Espresso ha consegnato al garante dei detenuti della regione Campania, Adriana Tocco, e che col tempo si è riempito di pagine e pagine di testimonianze e denunce sempre più violente e drammatiche.

Trapelano, da alcuni racconti anche presunti linguaggi in codice da parte del gruppo di agenti che hanno partecipato alle violenze.
I carcerati, definiscono queste guardie, “mele marce”, nonostante fossero proprio i detenuti a specificare che si tratta della minoranza dei poliziotti, contro la maggior parte delle forze dell’ordine che è composta da gente “sana”.

“La punizione della cella 0” è un isolamento totale da qualsiasi cosa o persona, dove vi si entra nudi, e si resta li, per intere ore, sottoposti a pestaggi continui…Fino all’exploit di un ragazzo di 35 anni, detenuto per reati di droga che ha toccato il suo picco di “tre giorni consecutivi”.

Non solo…

Pare addirittura che la dinamica fosse uguale per tutti, e che in qualche caso siano stati portati in massa (circa 10 tutti insieme), ma siano stati pestati uno alla volta, e rinchiusi.

Tutto comincia con una frase: “Scinne a ‘stu detenuto”, “fai scendere questo detenuto”. In pochi minuti, si viene trascinati con forza nella cella 0, e si viene spogliati di tutto. La cella è umida, buia ed ha le pareti e il pavimento sporche “di sangue ed escrementi”.

Gli agenti mentre picchiano, indossano dei guanti di lattice per evitare di essere infettati da eventuali malattie, in quanto si arriva naturalmente al sanguinamento dei detenuti soggetti alle violenze, che si ritrovano il più delle volte allo stremo delle forze a terra in questa stanza piena di sangue ed escrementi, picchiati a mani nude o con stracci bagnati per evitare segni sui corpi.
Successivamente si passa alle minacce e le violenze psicologiche, obbligando i carcerati a sopportare il dolore in silenzio senza essere medicati e curati dall’infermeria, provando a farsi medicare alla meglio dai compagni di cella.

Della cella 0 se n’era parlato già qualche mese fa, aprendo scenari catastrofici per il carcere napoletano. Ancora oggi non si conoscono gli sviluppi, ciò che sappiamo però è che queste cose non accadono solo a Napoli. E’ del 4 dicembre di quest’anno la denuncia di un detenuto di Roma che pare abbia registrato una violenza da parte di alcune guardie carcerarie. l’uomo si chiama Rachid Assarag, detenuto marocchino che sta attualmente scontando una pena di 9 anni e 4 mesi:

“Brigadiere, perché non hai fermato il tuo collega che mi stava picchiando?”

“Fermarlo? Chi, a lui? No, io vengo e te ne do altre, ma siccome te le sta dando lui, non c’è bisogno che ti picchio anch’io”.

Perché, parole di una guardia carceraria, con i detenuti:

“ci vogliono il bastone e la carota”.

Un giorno di pugni e l’altro no, “così si ottengono risultati ottimi”.

La registrazione (che vi proponiamo direttamente dal sito de “la repubblica”), è così chiara da far accapponare la pelle…

Le prime sevizie, il quarantenne, le subisce al carcere di Parma dove quattro guardie lo pestano con la stampella che il detenuto usava per camminare. Quest’ultimo prova a denunciare, ma invano, perché nessuno crede ad un carcerato…

Così Rachid, assistito da un avvocato, comincia a registrare ciò che gli succede negli anni successivi ciò che gli succede, passando per undici carceri diverse (Milano, Parma, Prato, Firenze, Massa Carrara, Napoli, Volterra, Genova, Sanremo, Lucca, Biella).

L’associazione “a buon diritto” di Luigi Manconi prende a cuore il fatto e decide di rendere pubbliche le conversazioni, che immediatamente vengono acquisite dai magistrati.

Come racconterà proprio un poliziotto penitenziario:

 “Il carcere per sua natura e per sua struttura produce aggressività e violenza, si trova in uno stato di permanente illegalità. Riformarlo è ormai un’impresa disperata. Si devono trovare soluzioni alternative”.

L‘UILPA, Organizzazione Sindacale UIL della Polizia Penitenziaria, in questi giorni valuterà l’autenticità delle denunce e delle registrazioni audio. Intanto, proprio il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha in queste ore, chiesto un chiarimento in merito al caso Rachid Assarag, chiedendo immediatamente un’ispezione qualora si accertassero i moventi.

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