7 Maggio 2026

Reddito di cittadinanza discriminatorio: Corte Ue boccia requisito 10 anni

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Reddito di cittadinanza discriminatorio

Reddito di cittadinanza discriminatorio – La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che il requisito dei dieci anni di residenza previsto in Italia per accedere al sussidio rappresenta una forma di discriminazione indiretta nei confronti dei beneficiari di protezione internazionale. La sentenza nasce dal ricorso di un cittadino straniero residente legalmente in Italia dal 2011. Infatti, l’Inps gli aveva revocato il beneficio economico dopo un controllo amministrativo.

Secondo i giudici europei, il criterio della residenza decennale, pur essendo formalmente uguale per tutti, penalizza soprattutto i cittadini stranieri e viola il principio di parità di trattamento previsto dal diritto dell’Unione Europea.

Il caso che ha portato alla sentenza

La vicenda riguarda un uomo titolare di protezione sussidiaria che percepiva il sostegno economico introdotto in Italia negli anni scorsi. In seguito alle verifiche dell’Inps, il contributo è stato revocato perché il beneficiario non aveva maturato dieci anni di permanenza sul territorio nazionale, di cui gli ultimi due continuativi.

L’uomo ha quindi presentato ricorso davanti a un giudice italiano, sostenendo che il requisito fosse discriminatorio. Successivamente, il tribunale ha chiesto alla Corte Ue di chiarire se tale norma fosse compatibile con il diritto europeo.

Perché il reddito di cittadinanza discriminatorio secondo i giudici

Per la Corte europea, la misura rientra sia nelle politiche di accesso all’occupazione sia tra le prestazioni sociali essenziali. Proprio per questo motivo, deve rispettare il principio di uguaglianza tra cittadini italiani e beneficiari di protezione internazionale.

Inoltre, i giudici hanno respinto la tesi secondo cui il vincolo dei dieci anni servirebbe a garantire un legame stabile con il territorio italiano o a limitare i costi amministrativi. Secondo la sentenza, le spese sostenute dallo Stato restano identiche indipendentemente dalla nazionalità del beneficiario.

Cosa cambia dopo la sentenza

La decisione della Corte di Giustizia europea potrebbe avere conseguenze importanti sui procedimenti ancora aperti in Italia. Adesso spetterà al giudice nazionale applicare quanto stabilito dai magistrati di Lussemburgo e decidere sul caso specifico.

Nel frattempo, la sentenza riaccende il dibattito politico e giuridico sul tema dell’accesso alle misure di sostegno economico per i cittadini stranieri con protezione internazionale.

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