18 Luglio 2020

Volontario napoletano morto in Colombia, si teme un nuovo “caso Regeni”

volontario napoletano

Volontario napoletano ONU morto in Colombia. Lo striscione esposto sul balcone del Comune di Napoli: “Giustizia per Mario”

Priorità: evitare che si crei un “Caso Regeni 2“. L’ombra e il mistero che avvolgono ancora l’omicidio del giovane dottorando rapito in Egitto e trovato morto al Cairo non devono ripetersi nuovamente. Ed è per questo che il Comune di Napoli chiede “Giustizia per Mario”, il volontario napoletano ONU trovato morto in Colombia.

L’intervento ai microfoni di ANSA Campania di Simone Campora, amico della vittima, è cristallino. “Chiediamo giustizia e verità perché il caso è oscuro e da subito non c’è stata chiarezza. E abbiamo paura che si palesi un Caso Regeni 2, che si disperdano le energie per appurare la verità sulle circostanze più che sospette che hanno portato alla morte di Mario.
Metteremo in campo piccole azioni che aumentino l’attenzione sul caso che vogliamo portare a livello nazionale e internazionale perché non è possibile morire così”.

La battaglia per la verità

Amici e famiglia di Mario Paciolla sono uniti nella battaglia per la verità, che intendono supportare “in qualsiasi maniera”. La morte del giovane volontario napoletano si unisce alle già troppo numerose scomparse misteriose e senza motivo di ragazzi colpevoli solo di voler portare la pace in paesi diversi dal proprio. Mario lavorava, infatti, a un progetto per l’emersione di un territorio comandato dai Narcos, al fine di dare un’opportunità di rivalsa al suo popolo.

I familiari di Mario lo descrivono come un ragazzo “che non ha scelto una vita comune, che ha scelto di seguire i propri sogni”. Come afferma Simone, Mario “affrontava situazioni difficili che trattava già da molti anni. Era una persona con una certa esperienza, non era uno sprovveduto quindi si è trovato di fronte a qualcosa che lo ha sicuramente spaventato“.

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