Terra dei Fuochi: gli archeologi si ammalano di tumore



terra

E’ stato riscontrato un incremento delle patologie tumorali tra gli archeologi operanti nella zona della Terra dei Fuochi

La Terra dei Fuochi continua con le sue vittime.

Un nuovo allarme giunge dal gruppo degli archeologi che stanno operando nei primi 200 km della linea Tav Roma-Napoli. In questa zona c’è un sito archeologico ogni 500 metri e si è resa necessaria la loro collaborazione.

I reperti ritrovati in questi siti sono stati tutti catalogati e i siti coperti, ma la vicenda scottante riguarda la Terra dei Fuochi.

La tratta corrisponde in linea di massima con quella che è stata individuata appunto come la Terra dei Fuochi, area compresa tra la provincia di Napoli e il casertano, interessata dallo scarico abusivo di rifiuti tossici e dalla presenza di roghi velenosi.

Le società che seguono in subappalto i lavori della Tav bandiscono appalti che vengono aggiudicati da cooperative di archeologi e imprese.

Come riportato dal Corriere della Sera, l’archeologa Lidia Vignola ha dichiarato: “Molti di noi si sono ammalati e qualcuno è morto. E’ difficile perfino fare la conta perchè molte malattie legate al lavoro si manifestano con il passare del tempo.

Come ha affermato Lidia Vignola, gli archeologi hanno lavorato a contatto con le polveri di amianto, con le ruspe che sollevavano terreno in continuazione. Hanno quindi lavorato tutti in condizioni di grave rischio.

Le stime dell’ ANA Campania (sezione regionale dell’associazione nazionale archeologi) riportano già tre decessi a causa del cancro tra i 500 archeologi che si sono alternati ai lavori.

Per quanto non sia dimostrabile un nesso tra il lavoro svolto sulla Tav e i decessi, l’archeologa invita tutti i colleghi a tenere sotto controllo la propria salute, perchè alcune patologie potrebbero emergere solo con il passare del tempo. Si rivolge inoltre alle società che si occupano dei lavori, affinchè si comincino a fare delle bonifiche accurate nella zona.

Leggi anche