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Referendum: nei comuni governati dal PD prevale il NO – De Luca non incide

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Updated on 5 March 2021 20:22

Referendum: l’azione del Presidente De Luca non incide sul risultato referendario – la Campania terza dopo Calabria e Sicilia

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Non più tardi di qualche settimana fa il Presidente De Luca ha riunito presso l’hotel Ramada a Napoli, più di trecento amministratori locali a lui vicini per spiegare l’importanza di questo voto referendario e rivolgendosi in tono scherzoso, a Franco Alfieri, sindaco di Agropoli, e suo personale consigliere in Regione in materia di Agricoltura e Pesca, gli disse che Alfieri sarebbe stato in grado di portare 4.000 cittadini in blocco a votare, aggiungendo “Franco, vedi tu come madonna devi fare, offri una frittura di pesce…” terminando la frase “…se ne porti una di meno, di fronte al popolo, sei condannato”.

Lo scherzo di De Luca serviva a caricare la platea in vista della tornata elettorale, ma in realtà dopo che il 64% dei cittadini di Agropoli si sono recati alle urne, solo il 32% (3.500 persone) hanno votato SI mentre il 67% ha votato NO.

Qualcosa non ha funzionato ad Agropoli ma neanche nel resto della Regione, perché nel “feudo” di De Luca, Salerno, le cose non sono andate come ci si aspettava. Anzi, proprio dove è stato sindaco per due mandati il NO si è attestato al 64,69% contro il 35,31% dei SI.

De Luca non è riuscito ad incidere sul risultato della consultazione, tant’è che così come a Salerno nel resto della Campania il SI è stato praticamente doppiato dal NO.De Luca

In effetti il Presidente De Luca e il figlio Piero hanno impegnato tutte le loro forze per il SI in Campania, quindi sono gli artefici del disastro in regione. Alla luce delle dimissioni del Presidente del Consiglio Renzi traballano anche i rapporti di forza nella giunta regionale campana.

Se Matteo Renzi è il grande sconfitto a livello nazionale, all’ombra del Vesuvio lo è De Luca: l’affluenza più bassa rispetto alla media nazionale, con il 58,88% ed il 68,52% di NO, terza dopo Calabria e Sicilia.

Le città dove alcuni esponenti dei Dem ricoprono incarichi come il Sindaco Bonajuto ad Ercolano, fa registrare il 59,80% dei votanti con il NO al 68,10%, o Melito di Napoli dove è Sindaco Venanzio Carpentieri, Segretario Provinciale PD, e i NO registrano il 75,80%. Ancora, Portici feudo dell’ex Sindaco, oggi Senatore della Repubblica, Vincenzo Cuomo i votanti sono stati il 62,60% ed il NO si è attestato al 68,07%.

Pare che l’unico che abbia vinto è proprio il Sindaco de Magistris (Napoli: 68,28% NO) che ha dichiarato: “la Costituzione è salva. De MagistrisGrande vittoria della democrazia. Renzi, lo stalker autoritario, è stato respinto.” E conclude: “Nessun politicante di turno, vecchio e nuovo, si permetta di mettere il cappello sulla vittoria. Il vincitore è solo uno: il Popolo ! W il POPOLO ! W la libertà ! W la Rivoluzione !”.

Ci sono alcune cose su cui ragionare, cosa accadrà alla gestione della giunta regionale? De Luca dovrà aprire necessariamente ad altre forze politiche? Dovrà prestare attenzione a de Magistris che forte della vittoria del NO si batterà ancor di più per la gestione commissariale di Bagnoli e per ottenere maggiori poteri di manovra su fondi europei?

Intanto la reazione dei Dem in Campania fa registrare la dichiarazione del segretario regionale PD, Assunta Tartaglione: “Prendiamo atto del risultato che si va delineando, in Campania come a livello nazionale. Abbiamo creduto sin dall’inizio in questa battaglia e nella possibilità che l’Italia potesse cambiare in meglio attraverso la riforma costituzionale. I cittadini si sono espressi e come si fa in democrazia accettiamo la loro scelta.”, in effetti un po’ tiepida come dichiarazione.

Antonio Marciano, Consigliere regionale Pd e Questore alle finanze in un suo post su Fb ha scritto: “L’Italia ha scelto con grandeMarciano partecipazione ed in modo netto. Le istituzioni nazionali e la politica tutta dimostrino adesso autorevolezza e responsabilità. Il PD avvii una riflessione a tutto campo, senza reticenze, con coraggio, in tutto il Paese. Davanti a noi c’è il presente ed il destino dell’Italia, il suo ruolo in Europa e nel mondo. Cambi una certa narrazione, un modo di leggere i bisogni del Paese, di interpretare le paure e le ansie che in tanta parte della nostra gente sono molto forti perché forte è ancora la condizione di disagio. Basta con i cerchi magici, con gruppi dirigenti mediocri, con le tifoserie senza pensiero, con il partito senza regole. Bisogna leggere nel profondo il risultato elettorale del Referendum e intanto cambiare verso dentro il PD.”

Infine ma non ultimo il segretario del Pd Porticese, Amedeo Cortese, da noi interpellato sui risultati ha dichiarato: “E’ chiaro che sul referendum si è espresso un voto politico sul governo di questi anni. Un voto politico in tutta evidenza negativo. Non sono bastati importanti e lodevoli provvedimenti di questi anni per evitare una sconfitta storica ed un tracollo senza precedenti. Bisogna ricostruire, da subito, il PD che evidentemente in questi anni è stato smantellato, arroccato sulla leadership di Renzi e null’altro. Abbiamo bisogno di costruire una comunità plurale non una casa di tifosi spesso servili. Ripensare il profilo politico e culturale del più grande partito della Sinistra italiana. Senza fare questo nel breve tempo la sconfitta di ieri non sarà servita a nulla.

Di poco fa una dichiarazione di De Luca all’ANSA: “…Oggi, dunque, è il tempo dell’umiltà e della responsabilità, in una fase che si annuncia difficile per l’Italia. Va dato atto a Renzi di aver compiuto un gesto di grande dignità e coerenza, assumendosi tutte le responsabilità e rimettendo il mandato“, concludendo “Un voto così uniforme e forte, non può non contenere motivazioni generali e anche fra loro contraddittorie. Il contenuto della riforma costituzionale ha suscitato certo, dibattito, ma è rimasto abbastanza sullo sfondo. Si è partiti con una sovrapposizione sui temi referendari di spinte tutte politiche rivolte contro il governo, la sua azione, oltre che contro il Presidente del Consiglio. Nel Sud è emerso un malessere sociale, cui si dovrà rispondere con un piano per il lavoro a breve.”

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