Portici, “Dipingo per dis-petto” del M° Alfredo Troise

Portici - Troise

Portici, “Dipingo per dis-petto” Mostra di pittura del M° Alfredo Troise a Villa Fernandez fino al 12 luglio

Dipingo per dis-petto” è il titolo della Mostra di pittura del Maestro Alfredo Troise, che si terrà, a partire da oggi, con vernissage alle ore 20,00, e fino al 12 luglio a Villa Fernandez.
La Mostra ha ricevuto il Patrocinio del Comune di Portici grazie all’interessamento dell’Associazione “La Fenice Vulcanica”.
L’Associazione opera da almeno un decennio nell’area vesuviana, attiva anche nella tutela dei diritti della persona, in particolare dei soggetti deboli e svantaggiati.
Alfredo TroiseTema principale delle sue opere è l’occhio umano, uno stigma che pone domande e fornisce risposte, a chiunque voglia in esso indugiare con il proprio sguardo e la propria voglia di andare nel profondo. Come spiega la Presidente Angela Losciale.
Il Maestro Troise, a causa della patologia di cui è affetto, è conosciuto come l’artista del disagio. Alla tenera età di 6 anni gli fu diagnosticata una patologia neurologica denominata sindrome di Tourette. Nel corso degli anni, e con la consapevolezza di essere affetto da un disagio irreversibile, ha vissuto una sorta di sfida con sé stesso e con la realtà circostante, quest’ultima non priva di pregiudizi.

Il “dis-petto” è stato il leit motiv della sua vita e della sua espressione artistica, due momenti evidentemente inestricabili.
Il “dis-petto” nel Maestro Troise è un termine con una doppia accezione. Se da un lato il dispetto si è volto verso coloro che si predisponevano a considerarlo un soggetto portatore Portici - Alfredo Troisedi uno stato di invalidità, dall’altro lato la sua reazione si è manifestata per mezzo della pittura.
Uno strumento ed un fine della sua indubbia, ancorché insolita, e solo apparentemente irriverente, capacità dialogica con il mondo che lo circonda. Come dichiara Angela Losciale.
Poi aggiunge: “Il “dis-petto” perciò è la capacità di affrontare di petto la propria condizione patologica ed elevarla al rango di Musa della propria forma di Arte, una espressione unica nel suo genere.”

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