Perché Salvini continua a mostrarsi mentre contravviene alle norme anti-contagio

Nelle ultime settimane, l’ex Ministro e attuale leader della Lega ha dato vita a numerosi show a scopo di visibilità. Il minimo comune denominatore è la contravvenzione alle norme anti-contagio. Perché lo fa?

Che Salvini abbia un costante bisogno di attenzione mediatica è apparso chiaro fin dal suo insediamento a capo della segreteria del partito. Dalla Lega Nord di Bossi alla Lega del “Capitano”, infatti, i punti di rottura sono molto più formali che contenutistici e sostanziali. I programmi del Carroccio sono rimasti pressoché gli stessi, così come il profondo settentrionalismo, seppur nascosto all’occorrenza per accaparrarsi i voti del Mezzogiorno. La vera svolta, però, è stata data dalle strategie di comunicazione adottate, da un’attenzione maniacale all’immagine e dalla costruzione di un “personal brand” che potesse risultare “simpatico” sul lato umano alla maggior parte dell’elettorato.

In questo senso vanno tutte le comunicazioni di Salvini che vogliono apparire informali, dalla quotidiana foto del piatto del giorno, ai racconti della sua personale vita quotidiana che sui suoi account ufficiali non mancano mai. Il suo “piano editoriale” non è casuale, ma ha un messaggio chiaro di fondo, che si potrebbe tradurre in questo modo: “a differenza degli altri, io sono come voi. Sono un italiano medio proprio come te“.

L’obiettivo è creare un’associazione, una sorta di ologramma con cui il cittadino medio si identifica e che non può – a prescindere dalle politiche, le proposte, i programmi – non sostenere, in quanto riflesso di se stesso, a differenza dei “professoroni” (termine utilizzato spesso da Salvini, che lascia sottendere un disprezzo nemmeno tanto velato verso la cultura e lo studio) incravattati. “Lui è ciò che sono, dice quello che dico io, fa quello che faccio io. Quindi lo voto!“. E sulla scia di questa strategia – che ha un nome preciso: PNL, Programmazione Neuro-Linguistica – c’è anche la serie di contravvenzioni alle norme anti-contagio di cui, nelle ultime settimane, sta dando spettacolo.

Perché Salvini mostra di non rispettare le norme anti-contagio?

In linea con la sua strategia di comunicazione, orientata molto al “trend topic“, ovvero il sentimento generale dell’opinione pubblica rilevato facilmente a mezzo social, Luca Morisi – spin doctor di Salvini e “guru” della comunicazione leghista – ha intercettato un profondo senso di frustrazione dovuto alle restrizioni a cui, necessariamente, abbiamo dovuto attenerci a causa dell’emergenza. In tanti casi – e questo Morisi lo sa bene – la frustrazione, unita alla poca preparazione, sfocia nella ricerca di “spiegazioni alternative”. “Ci nascondono qualcosa”, “è tutto un complotto”, fino ad arrivare al negazionismo puro di chi pensa che il virus non esista. Pertanto, indurre Salvini a risultare simpatico a questa fetta di popolazione – anche in modo indiretto – potrebbe giovare in termini di consenso, andando a conquistare un elettorato nuovo, dopo che gran parte della destra storica lo ha visibilmente abbandonato per abbracciare il progetto di Giorgia Meloni.

Non che Salvini si sia mai espresso in tal senso, beninteso, ma è evidente che con i suoi comportamenti – tramite l’applicazione della PNL – voglia ingraziarsi quella fetta di elettorato che diventa sempre più corposa. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, riguarda la foto che lo ritrae seduto su un treno, in un posto, però, interdetto per mantenere il necessario distanziamento in ottica di contenimento del contagio.

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Salvini in treno, seduto su un posto riservato al mantenimento delle distanze

Questo episodio va ad unirsi ai selfie senza mascherina, ai baci e agli abbracci con i sostenitori. L’obiettivo è, evidentemente, quello di far scattare un meccanismo neurologico di identificazione associativa (che è alla base della PNL) nei vari complottisti e negazionisti. I cosiddetti “no mask”. In pratica, la stessa strategia che usa quando si mostra con la divisa della polizia, la giubba da cantiere o le felpe dedicate alla città o al territorio in cui è intento a fare campagna elettorale, con l’obiettivo di conquistare il consenso (anche inconscio) degli appartenenti a quelle categorie.

La strategia di diffusione indiretta: sfruttare i contestatori

Inoltre, Morisi – il quale è un profondo conoscitore dei social network e del loro funzionamento – sa anche in che modo diffondere capillarmente questi “messaggi”. E, in sostanza, non deve fare altro che pubblicare sulle pagine di Salvini il contenuto. In didascalia, però, non si fa mai menzione del messaggio sotteso. Ci penseranno, infatti, i detrattori a diffonderlo e a renderlo palese, come le varie pagine di satira politica, che ne scateneranno le ricondivisioni. Queste, nel tentativo di deridere o denunciare il comportamento scorretto, ne amplificheranno la visibilità anche verso chi quei comportamenti li condivide e vi si identifica.

In questo modo, se fino a poco tempo fa l’associazione più diffusa era Salvini-immigrazione, a breve l’associazione potrà essere Salvini-“no mask”. Il topic “immigrazione”, infatti, è ormai totalmente dominato da Giorgia Meloni che, proprio a Salvini, ha strappato una grossa fetta di elettorato di destra. E questo Salvini e Morisi lo sanno bene. Da “prima gli italiani” a “prima i complottisti”.

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