8 Giugno 2026

Napolitano Store, i prodotti sotto sequestro finiscono all’asta

Svuotata la sede di Corso Garibaldi. Smartphone e tecnologia sotto sigilli saranno messi in vendita

dal profilo Facebook di Angelo Napolitano

Napolitano Store: avviato sequestro per vendita " in nero" e fatture false

NAPOLITANO STORE – Nuovo capitolo nella vicenda giudiziaria che coinvolge Angelo Napolitano, noto imprenditore e tiktoker campano nel settore dell’elettronica e dei beni di tendenza. Avviato nelle scorse ore lo sgombero completo del punto vendita “Napolitano Store” situato in Corso Garibaldi, a Napoli. Tutti i prodotti di telefonia e tecnologia custoditi all’interno del locale sono già sottoposti a sigilli nei mesi scorsi. Disposta la rimozione per essere trasferiti e, successivamente, venduti all’asta.

Sgombero e inventario: i prodotti pronti per la vendita all’asta

Le operazioni all’interno dello store di Corso Garibaldi hanno previsto la rimozione sistematica di tutti i beni presenti nei locali espositivi e nei depositi. La merce sequestrata, che comprende smartphone, tablet, computer e altri accessori tecnologici, verrà inserita all’interno dei canali delle aste giudiziarie.

I proventi derivanti dalla vendita dei prodotti stoccati saranno utilizzati per coprire i debiti finanziari e i danni erariali contestati nel corso delle indagini.

Le tappe dell’inchiesta su Napolitano Store: dal maxi sequestro alla chiusura definitiva

I problemi giudiziari per il tiktoker — celebre sui social per i video promozionali in cui proponeva dispositivi elettronici a prezzi fortemente ribassati — erano iniziati a settembre dello scorso anno con un primo sequestro preventivo da circa 6 milioni di euro, che aveva interessato anche beni di lusso, tra cui uno yacht.

La svolta definitiva è arrivata a gennaio, quando il Gip del Tribunale di Nola, su richiesta della Procura della Repubblica, ha firmato un decreto di sequestro impeditivo dell’intero compendio aziendale. Secondo l’impianto accusatorio formulato dagli inquirenti, la condotta illecita legata a una presunta frode fiscale continuava a essere perpetrata anche dopo i primi sigilli, configurando un sistema strutturato per l’evasione dell’Iva e l’emissione di fatture false.

All’epoca della chiusura dei locali, lo stesso Angelo Napolitano aveva commentato la vicenda sui propri profili social minimizzando la portata del provvedimento:

“Dobbiamo aspettare 15 giorni, supereremo anche questa”.

La realtà dei fatti ha però preso una piega diversa, culminando nello svuotamento definitivo del negozio di Napoli in vista della liquidazione giudiziaria dei beni.

Fonte: Fanpage.it

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