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Morta al Monaldi, il figlio Raffaele:”Me l’hanno uccisa, era senza assistenza”

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Updated on 9 May 2021 3:39

Parla Raffaele Jacolo, il figlio della signora affetta da covid morta al Monaldi. Vuole giustizia per sua madre, deceduta senza assistenza

MORTA AL MONDALI, PARLA IL FIGLIO – “Sto morendo, mi scoppia la testa, sto morendo, mi manca l’aria, correte, correte”: queste le ultime parole della madre di Raffaele Jacolo, morta il giorno 14 aprile all’ospedale Monaldi.

Il figlio, in un’intervista rilasciata ai colleghi de Il riformista, spiega cos’è accaduto alla madre 74enne, ricoverata presso la struttura napoletana a causa del covid.

La signora, con una forma di polmonite, era stata trasferita al Monaldi dal Cotugno e ora il figlio pretende delle risposte dall’ospedale e dalla giustizia.

“Dalle 18.40 alle 7.30 ho chiamato il reparto ma non mi rispondeva nessuno. Fino a quando ho chiamato i carabinieri e  solo col loro intervento i medici sono entrati in sala. Avevano il reparto aperto ma le stanze dei pazienti erano chiuse. Non hanno un monitor, non ci sono telecamere per guardare gli ammalati. Mia mamma era sola e isolata, l’hanno lasciata morire senza assistenza. La porta era chiusa, anche se avesse voluto chiedere aiuto a qualcuno che passava non poteva”.

Poi Jacolo continua:”Ricordo ancora l’ultima chiamata di mia mamma: la mia casa è tua, ora non ti vedrò più. Tu canta sempre. Mia mamma era il centro dei miei pensieri, sono figlio unico e cresciuto senza padre. Avevo solo lei, il mio punto di riferimento. Mi ha aiutato anche quando sono diventato un cantante, per me e per i miei figli era un pilastro. Ce l’hanno tolta ed è bruttissimo”.

La storia prosegue. Alle ore 20 Jacolo chiama l’ospedale chiedendo aiuto per la madre alla quale era scappata la mascherina. Si ripete il tutto alle 20.10 quando la madre richiama il figlio chiedendo aiuto per la mascherina. Dall’ospedale però nessuna novità fino alle 20.30, quando lui stesso si reca in reparto e porta il medico nella stanza della madre.

Il lunedì successivo la madre richiama Raffaele e lo prega di correre in ospedale:”Aiutami, sto morendo, ho male al petto”. Dalle 18.40 alle 19.30 nessuno risponde in reparto. “Impaurito chiamo i carabinieri che si recano al nosocomio”. Poco dopo la notizia dell’arresto cardiaco. “I medici sono stati smossi dalla presenza della Polizia, è un errore”.

“Non andai per prendere la salma come hanno dichiarato. Sono salito in reparto con mio figlio per parlare col medico per sapere perchè non c’era nessuno a rispondere al telefono. A mia madre l’hanno ammazzata”.

Poi lo scontro con un operatore sanitario. Il dipendente dell’ospedale intima allo Jacolo “Calmati, non sai io chi sono!”. Dopo l’aggressione :”Ci siamo dati la mano, mi ha chiesto scusa, noi non siamo persone aggressive” – dice Raffaele Jacolo.

“Io non mi arrendo, fin quando la dignità di mia mamma e la vita non vengono vendicate io non mi fermo. Spero che questo che sto facendo possa salvare la vita ad altre persone, sperando che chi va in ospedale non venga trattato in questo modo”.

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