Le Quattro giornate di Napoli: 76 anni fa l’inizio della rivolta



Quattro giornate
Foto Repubblica

Il 27 settembre del 1943 iniziava l’insurrezione della città partenopea. Così Napoli si è liberata con le “Quattro giornate” dall’occupazione dei nazisti

Cade oggi il 76esimo anniversario delle Quattro giornate di Napoli, episodio storico di insurrezione popolare e simbolo tutto partenopeo della liberazione dall’occupazione nazifascista. Dal 27 al 30 settembre del 1943, pochi giorni dopo l’entrata in vigore dell’Armistizio di Cassibile, esplosero numerosi focolai di rivolta in seguito alle esecuzioni indiscriminate, ai saccheggi, ai rastrellamenti della popolazione civile ad opera dei nazifascisti.

Napoli è stata una delle città più colpite dai bombardamenti dei primi quattro anni (1940-1943) della II Guerra Mondiale. Si stima che le vittime di questi attacchi raggiungessero le 25.000 unità, mentre incalcolabili furono i danni al patrimonio artistico e culturale. Nel settembre del 1943, però, ci fu la svolta. Prima il 3 settembre con la firma dell’Armistizio di Cassibile, entrato poi in vigore l’8 settembre successivo, con il quale il Regno d’Italia dichiarava la propria resa incondizionata nei confronti degli Alleati. Successivamente con una progressiva intensificazione degli episodi di intolleranza nei confronti dei tedeschi.

Questi primi tumulti portarono, il 12 settembre, alla proclamazione del coprifuoco da parte del colonnello Walter Scholl e la successiva dichiarazione dello stato d’assedio della città. “Chiunque agisca apertamente o subdolamente contro le forze armate germaniche sarà passato per le armi. Inoltre il luogo del fatto e i dintorni immediati del nascondiglio dell’autore verranno distrutti e ridotti a rovine. Ogni soldato germanico ferito o trucidato verrà rivendicato cento volte“. L’episodio scatenò l’intensificarsi delle angherie dei nazifascisti. La rabbia e l’esasperazione del popolo napoletano nei confronti di chi aveva messo in ginocchio la città cresceva di giorno in giorno. L’insurrezione fu allora inevitabile, i cittadini erano chiamati a scegliere tra la sopravvivenza, la morte o la deportazione forzata in Germania nei campi di detenzione.

L’inizio delle Quattro giornate: il 27 settembre

La goccia che fece traboccare il vaso fu una grande retata dei militari tedeschi con la quale catturarono circa 8.000 uomini avvenuta la mattina del 27 settembre del 1943. In quel momento circa 500 insorti aprirono i combattimenti. Uno dei primi episodi di guerriglia avvenne al Vomero, in località Pagliarone, dove un gruppo di napoletani fermò un’automobile tedesca uccidendo il maresciallo che era alla guida. Nello stesso giorno, il tenente del Regio Esercito Italiano Enzo Stimolo si pose alla testa di un battaglione di 200 uomini nell’operazione di assalto all’armeria del Castel Sant’Elmo dove era asserragliato un folto gruppo di militari tedeschi.

Nei giorni successivi i combattimenti si intensificarono. Nonostante l’enorme disparità numerica e tecnica, la città di Napoli diede durante le Quattro giornate un’iconica prova di resistenza. A sopperire alla carenza di preparazione militare furono la furbizia e l’inventiva, caratteristiche tradizionali dei napoletani. Secondo i racconti dei superstiti, gli insorti erano riusciti ad armarsi facendo sparire alcuni fucili dalle caserme dei nazifascisti. Le comunicazioni tra i gruppi di rivolta sparsi nei vari punti della città avvenivano tramite il passaparola. Emersero in tutto il loro splendore l’orgoglio e il grande senso d’appartenenza, ma soprattutto l’amore verso la propria terra martoriata.

L’arrivo degli Alleati: una città già liberata

Quando la mattina del 1° ottobre 1943, alle 9.30 i carri armati americani (partiti un mese prima da Nocera Inferiore) giunsero in città trovarono i militari tedeschi in evidente stato di difficoltà. L’insurrezione napoletana aveva ostacolato l’organizzazione della resistenza tedesca, favorendo in maniera decisiva l’ingresso degli Alleati.

Il bilancio degli scontri durante le Quattro giornate non è concorde nelle cifre. Secondo alcuni autori, nelle settantasei ore di combattimenti, morirono 168 militari e partigiani e 159 cittadini. Secondo la Commissione ministeriale per il riconoscimento partigiano, invece, le vittime furono 155 ma dai registri del Cimitero di Poggioreale risulterebbero 562 morti.

L’episodio è valso alla città di Napoli il conferimento della medaglia d’oro al valore militare. La prima grande città europea ad essersi liberata, tramite un’insurrezione autonoma, dall’occupazione tedesca. Uno strabiliante esempio di resistenza che, seguito da altre città, ha posto le basi per la fine di quegli orrori.

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