21 Marzo 2016

La Juve ha qualcosa in più

La Juve ha qualcosa in più, non c’è molto da aggiungere. Continua la cavalcata, il testa a testa, tra Napoli e Juventus, un palio del campionato che sembra ormai non avere un terzo pretendente pronto ad approfittarne

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Un tempo la chiamavano sudditanza, quella pressione che gli arbitri sentono quando devono decidere, nella frazione di un secondo se annullare o convalidare un goal, quando devono prendere una decisione importante nel normale svolgersi di una partita.

E certo il pareggio del Torino avrebbe potuto far riapparire recenti fantasmi per la Juve, vedi la partita di Monaco, e far tremare la gambe ai bianconeri; per questo, nel dubbio, la cinquina arbitrale comandata da Rizzoli, preferisce annullare un goal valido a Maxi Lopez.

Il Napoli continua il suo testa a testa a distanza, in una partita che si era messa malissimo, con Pepe Reina, per una volta assolutamente non impeccabile, sul tiro centrale di Rincon.

Il Napoli reagisce con veemenza, ma con altrettanta scarsa lucidità. Le occasioni si susseguono, ma la porta di Perin che rimane inviolata.

Nei primi quarantacinque minuti, Higuain sembra un animale alla catena, che sbava, urla, corre e si dimena.

Nella seconda frazione le cose non cambiano, Jorginho, fresco di convocazione in Nazionale, distribuisce palloni su palloni, sembra la classica partita stregata, se non fosse che nel Napoli gioca il centravanti più forte al mondo, e allora tutto può cambiare nel giro di pochi minuti.

Il Pipita segna il pareggio, si divora il vantaggio e poi, finalmente, s’inventa un goal da cineteca, un tiro a rientrare che disegna una parabola irreale, uno di quei colpi che fino all’ultima irrazionale curvatura, sembrano destinati ad andare fuori, e che invece, all’ultimo, ricevono la carezza da una mano invisibile, che lo dirige sul palo lontano, là dove il portiere non si sogna nemmeno di poter arrivare.

Un goal così bello e pesante, che sembra che lo stesso attaccante, stenti a credere a cosa sia stato capace di fare.

Un capolavoro. 29 goal su 29 gare, una stagione perfetta per l’argentino, che meriterebbe di essere coronata con la scarpa d’oro.

Il Genoa fa la sua partita, senza tirarsi indietro, mettendo in difficoltà la retroguardia azzurra, ma il secondo goal è una mazzata troppo forte, il Napoli continua a martellare e la squadra di Gasperini si sfalda.

Gabbiadini, per pochi minuti in coppia con l’argentino e poi da solo, finalmente riesce ad incidere, nonostante i pochi minuti a disposizione, un goal sfiorato e un assist per il definitivo 3 a 1 di El Kaddouri, al primo centro in campionato con la maglia del Napoli.

I partenopei vincono ancora e restano sulla scia della capolista sabauda, una stagione fantastica, la loro, in cui avrebbero tutto per stare avanti, eppure non è così.

Manca qualcosa, dicevamo, qualcosa che non si allena in settimana, non sul campo almeno, un peso specifico che non è quello del centravanti, del centrocampista di peso, una rottura, uno strappo, che non appartiene alle ali d’attacco.

Mancano i fischi, non quelli dei tifosi, ma quelli frazionati, mancano le bandiere, quelle di nessun colore sociale, che si alzano e si abbassano.

Cinque uomini con la divisa diversa da quella di tutti gli altri, senza uno stadio di proprietà ma capace di appropriarsi di tutti gli stadi, che gioca sempre fuori casa e non tocca mai la palla, eppure è la squadra più forte del mondo.

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