Intervista Maldini: Guardiola vicino alla Nazionale, Pirlo e la rottura con Malagò
L'ex direttore tecnico della Nazionale ricostruisce la trattativa con Guardiola, la scelta di Pirlo e la rottura con Malagò: «I patti sono stati rivisti, inaccettabile»
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Intervista Maldini. Paolo Maldini rompe il silenzio sulla breve esperienza da direttore tecnico della Nazionale e ricostruisce gli ultimi giorni che hanno portato alle sue dimissioni. Nell’intervista Maldini rilasciata al Corriere della Sera ad Aldo Cazzullo, l’ex dirigente del Milan affronta tutti i nodi della vicenda: dal progetto di rilancio del calcio italiano alla scelta del commissario tecnico, passando per i contatti con Pep Guardiola e la candidatura di Andrea Pirlo.
Al centro del racconto c’è soprattutto il rapporto con il nuovo presidente della FIGC Giovanni Malagò e il cambiamento, secondo Maldini, degli accordi inizialmente stabiliti.
Maldini: «Non sono attaccato alla poltrona»
Maldini respinge innanzitutto l’immagine di una persona eccessivamente rigida o legata al proprio ruolo. La sua lunga carriera, sostiene, gli ha insegnato ad assumersi responsabilità e a difendere le proprie competenze.
«Non sono attaccato alla poltrona», spiega l’ex capitano del Milan, sottolineando di aver accettato l’incarico soltanto perché convinto della possibilità di incidere concretamente sul futuro del calcio italiano.
Il progetto prevedeva infatti un ruolo più ampio rispetto alla sola gestione della Nazionale. L’idea era quella di intervenire sull’intero sistema calcistico, coinvolgendo Serie A, Serie B, Serie C, dilettanti, allenatori, calciatori e arbitri.
La rottura con Malagò e le dimissioni
Nella sua ricostruzione, Maldini racconta di essere stato contattato da Malagò già a Pasqua, quando quest’ultimo gli aveva prospettato la possibilità di candidarsi alla presidenza della FIGC. L’ex dirigente del Milan aveva dato la propria disponibilità a collaborare.
Il progetto avrebbe poi previsto per Maldini la guida del Club Italia e la responsabilità di una nuova direzione tecnica. Il punto centrale dell’accordo, però, riguardava la scelta del commissario tecnico. Secondo Maldini, inizialmente era stato stabilito che l’allenatore sarebbe stato individuato dalla struttura tecnica e successivamente avallato dal presidente.
«I patti sono stati rivisti», racconta l’ex dt. Da qui sarebbe nata la decisione di non firmare il contratto quadriennale che avrebbe dovuto partire il primo agosto. La situazione sarebbe precipitata quando Malagò avrebbe comunicato a Maldini e Leonardo un cambio di impostazione: la scelta del nuovo ct sarebbe spettata direttamente al presidente.
Per Maldini, una modifica di questo tipo rendeva impossibile proseguire: «Se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile».
Intervista Maldini, Guardiola era davvero vicino all’Italia
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista Maldini riguarda Pep Guardiola. L’ex dirigente racconta di aver incontrato personalmente l’allenatore spagnolo insieme a Leonardo a Barcellona. Il tecnico, secondo Maldini, avrebbe manifestato un interesse concreto per l’idea di guidare una Nazionale.
La trattativa sarebbe arrivata molto vicino alla conclusione. Guardiola avrebbe persino iniziato a ragionare sulla possibile formazione e sulle caratteristiche della rosa azzurra.
Il tema economico, precisa Maldini, non sarebbe stato il vero ostacolo. Secondo il racconto dell’ex dt, Guardiola avrebbe dato disponibilità ad accettare un compenso leggermente inferiore rispetto a quello percepito dall’ultimo commissario tecnico. A frenare l’operazione sarebbe stata soprattutto la stanchezza accumulata dopo anni di lavoro in Premier League e la volontà dell’allenatore di prendersi un periodo di pausa.
«È andato molto vicino ad accettare», racconta Maldini, spiegando che con Guardiola era stato affrontato anche un progetto complessivo che partiva dalle selezioni giovanili fino alla Nazionale maggiore.
Da Guardiola a Pirlo: il progetto per il nuovo ct
Una volta sfumata la possibilità di arrivare a Guardiola, la scelta si era orientata su Andrea Pirlo.
Maldini spiega che il profilo dell’ex centrocampista della Juventus e della Nazionale rispondeva perfettamente alle caratteristiche individuate per il nuovo progetto: un allenatore giovane, con un passato importante in azzurro e una visione tecnica maggiormente orientata al gioco offensivo.
Insieme a Pirlo erano stati valutati anche Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Tuttavia, secondo la ricostruzione di Maldini, gli accordi politici che avevano accompagnato l’elezione di Malagò avrebbero impedito di intervenire sugli allenatori delle squadre di Serie A durante la fase dei ritiri estivi.
De Rossi e Grosso sarebbero quindi stati esclusi dalla corsa, lasciando Pirlo come candidato principale.
«Pirlo è preparatissimo»
Maldini difende con decisione la scelta di Pirlo anche rispetto alle critiche legate alla sua esperienza da allenatore. L’ex difensore sottolinea che il progetto non si basava esclusivamente sull’esperienza del tecnico in panchina, ma sulla costruzione di una struttura più ampia, nella quale il commissario tecnico avrebbe potuto contare sul supporto di un direttore tecnico e di un advisor.
Per Maldini, Pirlo possedeva le qualità tecniche necessarie per interpretare questa nuova idea di Nazionale. Il paragone utilizzato è quello con Lionel Scaloni e Luis de la Fuente, protagonisti dei recenti successi internazionali con Argentina e Spagna. L’argomento di Maldini è che un progetto federale non può essere valutato soltanto sulla base del curriculum dell’allenatore.
Il caso della società di scommesse e il codice etico
Un altro capitolo dell’intervista Maldini riguarda le motivazioni che avrebbero fatto tramontare definitivamente la candidatura di Pirlo. Al centro della discussione c’era il rapporto dell’ex calciatore con una società russa legata al settore delle scommesse. Maldini sostiene che la questione abbia avuto un peso importante nella decisione, pur non ravvisando impedimenti giuridici che avrebbero impedito a Pirlo di allenare la Nazionale.
Secondo l’ex dt, la vicenda sarebbe stata amplificata sul piano mediatico e utilizzata come motivazione per interrompere il percorso avviato.
Maldini cita inoltre la questione relativa ai figli suoi e di Pirlo, entrambi avviati al settore della procura sportiva, sostenendo che non esistesse un’incompatibilità giuridica tale da impedire la collaborazione tra i due.
Mancini e Conte non erano le prime scelte
Maldini chiarisce anche la posizione rispetto a Roberto Mancini e Antonio Conte. Entrambi, sottolinea, rappresentano allenatori di altissimo livello e sono legati a lui da una conoscenza personale che dura da decenni. Tuttavia, il progetto prevedeva un profilo differente.
L’obiettivo era puntare su un commissario tecnico giovane e capace di accompagnare un cambiamento più profondo della cultura calcistica italiana. Maldini precisa quindi di non aver scelto in base ai rapporti personali, ma alle caratteristiche ritenute più adatte al progetto.
Un piano per rifondare il calcio italiano
Il progetto presentato da Maldini non riguardava soltanto la Nazionale maggiore. L’ex dt parla di una vera e propria rifondazione del sistema calcistico italiano. La strategia si sarebbe sviluppata su due piani paralleli: da una parte la necessità di ottenere risultati immediati con la Nazionale, dall’altra la costruzione di un percorso destinato a produrre effetti nel medio e lungo periodo.
Secondo Maldini, sarebbero serviti dagli otto ai dieci anni per completare una trasformazione strutturale del calcio italiano.
Tra le priorità indicate ci sono la formazione dei giovani, una maggiore valorizzazione della tecnica individuale, il miglioramento dei centri sportivi e degli stadi e una revisione delle regole che riguardano la crescita dei calciatori italiani.
Più spazio ai giovani e ai calciatori italiani
Uno degli obiettivi del progetto era aumentare le opportunità per i calciatori italiani nei campionati professionistici. Maldini parla della necessità di intervenire anche sulla formazione degli allenatori delle categorie giovanili. A suo giudizio, proprio nella fascia tra i 10 e i 14 anni si costruiscono le basi tecniche dei futuri professionisti.
Il problema, sostiene, è anche economico: molti tecnici che lavorano con i ragazzi sono costretti ad avere un secondo lavoro a causa di compensi troppo bassi. La rifondazione, quindi, avrebbe dovuto coinvolgere l’intero movimento e non soltanto la Nazionale maggiore.
Il rapporto con Malagò resta incrinato
Il rapporto tra Maldini e Malagò, dopo la rottura, appare inevitabilmente compromesso. L’ex dirigente sostiene di essere partito con grande fiducia nel progetto, ma di non aver più riconosciuto le condizioni iniziali quando sono cambiate le modalità di scelta del commissario tecnico.
Il punto, per Maldini, non è la poltrona ma la possibilità di svolgere fino in fondo il lavoro per il quale era stato chiamato.
«Non c’erano più le condizioni di fiducia», spiega nell’intervista Maldini, ribadendo che il progetto rappresentava per lui un impegno enorme ma anche una grande opportunità per contribuire al futuro del calcio italiano.
Ranieri e il futuro della Nazionale
Maldini dedica infine un passaggio a Claudio Ranieri, riconoscendone il valore e l’esperienza. La sua presenza viene considerata un elemento positivo per la Nazionale, anche se resta il dubbio su quanto spazio verrà effettivamente dedicato alla più ampia riforma del calcio italiano.
È proprio questo il principale rimpianto dell’ex direttore tecnico: aver visto interrompersi un progetto che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto lasciare un’eredità alle generazioni future.
Il sogno di Maldini era quello di costruire un sistema capace di riportare l’Italia ai vertici del calcio internazionale. Un progetto ambizioso, rimasto però senza il tempo necessario per essere realizzato.
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