Inceneritore di Acerra: il Tar respinge gli ambientalisti

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Inceneritore di Acerra, respinto il ricorso al Tar per confutare la legittimità dell’Aia. Le Donne del 29 agosto non si arrendo come tutti i cittadini locali

Non bastava essere al centro del triangolo della terra dei fuochi, adesso anche l’inceneritore contribuisce a complicare la vita dei cittadini di Acerra. Brutta sconfitta in tribunale per le ambientaliste de “Le Donne del 29 agosto”. La magistratura amministrative ha bocciato l’iniziativa dell’associazione. La sentenza è di giovedì.

Il Tar, tribunale amministrativo regionale, ha respinto il ricorso degli ambientalisti di Acerra che avevano cercato di confutare la legittimità dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) che fu rilasciata dalla Regione Campania con lo scopo di garantire la prosecuzione dell’attività brucia rifiuti dell’impianto.

Il ricordo contro l’Aia era stato presentato dall’Associazione “Le Donne del 29 agosto” appena qualche mese fa. L’Associazione nacque nell’agosto del 2004 quando i cittadini di Acerra (e non solo) si sollevarono contro l’apertura del cantiere del termovalorizzatore.

Tra le tante contestazioni sollevate dall’Associazione riguardava i continui sforamenti sforamenti delle centraline di rilevamento delle polveri. Le centraline sono poste a poca distanza dai camini della struttura sita nella contrada Pagliarone e gestita dall’A2a.

Altra questione, ma non per questo meno importante, riguarda la presunta incompatibilità del rapporto fra l’inceneritore e la Regione Campania. Quest’ultima ha l’obbligo di controllare l’impianto, tra l’altro di sua proprietà. Però, la tristezza dell’accaduto è legata alla questione che i giudici del Tar non avrebbero, neanche minimamente, preso in considerazione i dati (raccolti dagli ambientalisti) sui continui sforamenti stabilendo che non esiste incompatibilità tra le attività dell’inceneritore e il controllo degli organismi preposti.

Una brutta sconfitta per il popolo di Acerra, ma l’Associazione “Le Donne del 29 agosto” non si arrende. Come si suole dire: chi si ferma è perduto. Una cosa è certa, la magistratura non vuole aprire il vaso di Pandora e scoprire in che situazione ambientale verte il vasto territorio di Acerra.

Però Acerra non demorde.