27 Dicembre 2019

Dopo il Decreto Dignità, sempre più giovani del Sud scelgono il telelavoro

telelavoro

Il telelavoro è una tipologia di lavoro che non concerne la presenza del lavoratore in azienda o in ufficio, ciò è facilitato dall’uso di strumenti informatici e telematici

Il lavoratore può essere dipendente o indipendente e può operare a domicilio, in uffici satellite dell’azienda, in telecentri o attraverso il lavoro mobile; il telelavoro non può essere imposto, essendo lo stesso il risultato di una scelta volontaria sia del datore di lavoro che del lavoratore.

Questa forma di svolgimento dell’attività lavorativa è stata introdotta agli inizi degli anni Duemila per permettere la conciliazione dell’attività lavorativa con la vita privata dei lavoratori ma il termine “telelavoro” fu coniato nel 1973 da un consulente statunitense, Jack Nilles.

Che cos’è il Decreto Dignità?

Il Decreto Dignità è il primo decreto firmato da Luigi Di Maio come Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico. Il Decreto è formato sostanzialmente da quattro punti:

  • Semplificazioni fiscali;
  • Disincentivazione delle delocalizzazioni;
  • Lotta alla precarietà con la modifica del Jobs Act;
  • Stop delle pubblicità che sponsorizzano giochi che prevedono premi in denaro.

Con un provvedimento a parte è stata prorogata la fattura elettronica carburante.

Luigi Di Maio dopo l’approvazione del Decreto ha detto: “Avevo promesso di fare una guerra al gioco, alla burocrazia, al precariato, alle delocalizzazioni, l’abbiamo detto e l’abbiamo fatto”.

Il Decreto è stato duramente criticato dalle imprese.

I giovani del Sud scelgono il telelavoro

I giovani del Sud sono disposti a tutto pur di trovare un lavoro e non si lasciano spaventare dalla possibilità di trasferirsi all’estero e nel Nord del Paese. Questa decisione di ricollocamento in paese estero o nel settentrione è dovuta non solo alle maggiori possibilità di trovare un impiego, ma anche alla qualità del lavoro a disposizione.

Molti giovani sono costretti ad accettare lavori per i quali non hanno studiato o al di sotto delle proprie possibilità. I giovani laureati sono costretti ad emigrare per poter mettere in pratica ciò che hanno studiato. Pesano su questa scelta anche l’instabilità e le basse remunerazioni.

Il telelavoro permette proprio a questi giovani di cercare un’occupazione per imprese del Nord senza doversi spostare. In alcune aree del meridione, quelle più povere, la creazione di telecentri rappresenta un’ottima notizia per i giovani in cerca di lavoro. L’occupazione, così creata nelle aree depresse, consentirebbe una maggiore circolazione di denaro per quei contesti e quindi la possibilità di sviluppo in diversi settori economici quali, ad esempio, quello commerciale e del turismo.

Il telelavoro può favorire l’occupazione e, al contempo, creare nuove opportunità per le fasce disagiate e più deboli della popolazione. Il lavoro a distanza oppure quello online offre al lavoratore nuove opportunità rispetto alla gestione del tempo ed alla sua vita di relazione, in tal modo incidendo positivamente anche sul piano economico e culturale. 

La costruzione di telecentri nel Sud dell’Italia e nelle aree rurali può contribuire a combattere lo spopolamento e il declino economico di queste zone, favorendo anche il ritorno di lavoratori precedentemente spostatisi per esigenze di lavoro nei centri urbani, ma può soprattutto operare come fattore di agglomerazione sociale in grado di favorire la nascita di attività commerciali, industriali e turistiche.

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