21 Luglio 2015

Davide Bifolco, spunta lettera shock del SAP

Davide Bifolco, volantino del SAP

Davide Bifolco

(SMENTITA) Davide Bifolco, affissi alcuni volantini nei dintorni di Napoli a nome del SAP (Sindacato Autonomo di Polizia) che parlano del caso della sua morte

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IL COMUNICATO È STATO SMENTITO DAL  SAP TRAMITE GIANNI TONELLI:
“Vicenda ‪#‎Bifolco‬ e falso manifesto Sap a Napoli, smentiamo categoricamente il nostro coinvolgimento nella vicenda (da attribuirsi ad evidente azione contro di noi del partito dell’Antipolizia) e preannunciano esposto denuncia in Procura contro autori di questa vergognosa diffamazione a nostro danno!

 

Si ritorna ancora una volta a parlare di un episodio triste che ha ferito le nostre terre: la morte del diciassettenne Davide Bifolco, avvenuta per mano delle forze dell’ordine a causa di un presunto colpo accidentale.

Il comunicato si propone di esprimere l’opinione delle forze dell’ordine in merito al caso ma lo fa, purtroppo, con un tono di critica e di accusa che dovrebbe evitarsi a priori, sia perché il contesto non lo permette (stiamo sempre parlando di un delitto), sia perché ancora manca un verdetto ufficiale.

Il motivo manifesto di questa scelta scaturisce dal fatto che rispetto ai vecchi scandali (ad esempio Uva, Giuliani), la polizia ha sempre preferito tacere e lasciar parlare li soggetti legittimi nelle sedi preposte, cioè avvocati, corti e simili.
Il sindacato questa volta ha voluto dire la sua. E, probabilmente, qualche riferimento ai fatti passati è implicito.

Oltre ai toni, ciò che più fa rabbrividire è la giustificazione che esso fornisce a favore di chi ha ucciso il diciassettenne, “morto perchè ha osato contrastare la nostra forza, il nostro ordine“. La vittima, quindi, sembra assurgere ad un sacrificio la cui colpa è stata quella di aver infangato le forze dell’ordine.
Ricordiamo anche che a differenza dei casi citati dallo stesso sindacato, Davide Bifolco era minorenne e quindi giuridicamente privo di capacità di agire.
Inoltre, l’art. 192 del codice della strada comma 6 definisce le pene per chi non si ferma all’alt delle forze dell’ordine: “Chiunque viola gli obblighi di cui ai commi 1, 2, 3 e 5 è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 84 a euro 335”; di certo non si paga con la vita.
E Davide Bifolco, che non era neanche alla guida dello scooter quel giorno, ha pagato con la vita per aver infangato il loro ordine e la loro forza, che a questo punto va oltre la legge, perché capace di sentenziare autonomamente.

In foto è possibile vedere due dei manifesti (siamo in zona metro Salvator Rosa) comparsi nei dintorni nel nostro capoluogo.
Di seguito il comunicato integrale.

“In occasione dell’inizio del processo per la morte di Davide Bifolco vogliamo portare chiarezza in una situazione che ci sta stretta, nel caso della morte del giovane, come in quello di Uva Giuseppe, Giuliani Carlo, Aldrovani Federico, Cucchi Stefano e tutti gli altri chem possiamo ricordare, abbiamo lasciato la parola agli avvocati, ai mezzi di informazione e a tutti quelli che hanno cercato di addolcire la realtà.
Ora Basta! Vogliamo far udire la nostra voce, la voce delle forze dell’ordine. Ordine con la O maiuscola perchè è quello che garantiamo e difendiamo. L’ordine voluto dalla classe politica e protetto anche attraverso l’uso della forza. Noi siamo quella forza, noi siamo il braccio armato dello stato. Ci siamo stancati di avallare teorie che ci parlano di colpi partiti accidentalmente e altre menzogne simili. Quella sera Davide Bifolco, come altri in precedenza, è morto perchè ha osato contrastare la nostra forza, il nostro ordine. Morti che sicuramente potevano essere evitate, ma per le quali non verseremo nessuna lacrima.

Lo stato ci arma, la maggior parte dei cittadini ci sostiene e noi usiamo queste armi in loro nome e in loro difesa. La soddisfazione di essere considerati i paladini della giustizia ci fa impugnare le nostre armi con estrema fierezza. Ci siamo stancati di sentire parlare di morti dovute alla nostra imperizia ad usare le armi o alla nostra sconsideratezza nell’usare la forza. Siamo addestrati per questo e la nostra professionalità non può e non deve essere messa in discussione in nessun caso.
Questa è l’unica verità e l’unica Giustizia.
Il resto sono solo chiacchiere”.

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