16 Aprile 2020

Coronavirus, la storia di Paola:”30 giorni di inferno”

fonte: pixabay

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Coronavirus a Napoli, la storia di Paola Andolfi: ritardi e diagnosi sbagliate. “Mia madre morta, tutta la famiglia positiva”

CORONAVIRUS – La famiglia Andolfi vive a Napoli, precisamente in ‘Piazza Gesù e Maria’. Lo scorso 15 marzo, la signora Andolfi – madre di Paola – si è ammalata di Covid-19, ma non le hanno voluto fare il tampone.

Anche il fratello e la figlia sono risultati positivi al Coronavirus, ma il tampone è stato negato.

Ecco le parole di Paola:

Mia madre, una donna di 76 anni, ha accusato febbre alta e altri sintomi che ci hanno fatto pensare al Coronavirus. Il medico di base ci ha spiegato che il protocollo dell’Asl non consentiva l’accesso al tampone per mia madre. Nei giorni successivi è peggiorata, fino al 23 marzo, quando è andata in affanno. Abbiamo chiamato due volte il 118, a distanza di due ore. La squadra di mezzogiorno ha sottovalutato la situazione e non ha fatto nulla. Gli operatori arrivati alle 14, invece, hanno capito che lo stato di salute di mia madre era grave“.

Il 15 marzo, dunque, la donna viene ricoverata all’Ospedale Pellegrini perché non è ancora un caso accertato.

Viene sottoposta, solo dopo, a tampone e il 27 marzo l’esito è positivo. Viene trasferita la sera stessa all’ospedale Cotugno di Napoli, ma nulla da fare. Il 29 marzo la madre di Paola si spegne.

Da quel momento tutti i familiari della signora sono stati sottoposti a tampone:

“Lo avevamo chiesto già da giorni, ma nessuno ci ha ascoltato”. La stranezza, però, è che il test viene somministrato solo a Paola e al fratello Giorgio, mentre viene negato alla figlia, alla nipote e alla cognata, che pure vivevano sotto lo stesso tetto: “Come pensano di fermare i contagi se non controllano i parenti dei positivi? E’ assurdo“.

Diagnosi errate, ritardi e inconcludenze hanno portato la famiglia Andolfi a vivere trenta giorni intensi di affanno.

Il 3 aprile arrivano gli altri risultati e Paola è positiva al Coronavirus, mentre il fratello risulta negativo. Non convinti della procedura, la figlia di 15 anni, il 5 aprile, viene condotta dallo zio al Cotugno. Il tampone è positivo.

Il 7 aprile suo fratello Giorgio, ripetuta la diagnosi, risulta positivo al Covid-19:

Ci hanno spiegato che mio fratello era positivo al gene N e in quel momento solo il Cotugno era in grado di individuarlo. Come è possibile che un test così importante dia esiti differenti a seconda dell’Ente che lo realizza? Non devono raccontarci che tutto va bene. Mia madre non tornerà più, ma continuando così moriranno altre persone“.

La storia di Paola e della sua famiglia porta con sé molti interrogativi.

Se il test alla mamma fosse stato fatto sin da subito, probabilmente la donna si sarebbe salvata.

Il fratello di Paola è risultato negativo il 3 aprile e positivo il 9, forse in quell’arco di tempo Giorgio avrà contagiato altre persone.

Tanto affetto per la famiglia di Paola, vittima del virus.

Il dubbio lacera e il Coronavirus di positivo – per il momento – sembrerebbe che stia portando solo i tamponi. Tante domande, ma poche risposte.

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