17 Marzo 2020

Chiesa delle ricche novizie: monache scandalose e strani riti

Foto da piemonteis

Chiesa delle ricche novizie

Blasfemia, eresia e sodomia: scopriamo insieme la storia del monastero di Sant’Arcangelo a Baiano conosciuto anche come la chiesa delle ricche novizie

La chiesa delle ricche novizie sorgeva in via Sant’Arcangelo di Baiano nel pieno centro di Napoli. Oggi il Monastero è pressoché abbandonato e in parte inglobato in nuove costruzioni. Rappresenta solo lo “scheletro” di ciò che era secoli fa, quando divenne famoso per le condotte illecite che si tenevano al suo interno.

Verso la fine del 1500, infatti, la chiesa fu palcoscenico di uno dei più grandi scandali della Napoli antica.

All’epoca il convento ospitava un gruppo di novizie appartenenti ad alcune delle più conosciute famiglie nobiliari partenopee: Agata Arcamone, Chiara Frezza, Laura Sanfelice e Giulia Caracciolo. Costrette a farsi suore, iniziarono ben presto a disobbedire ai voti.

Intrecciarono così alcune tresche amorose con i nobili della zona.

Seppur colte in flagrante e punite, non smisero di incontrare i loro amanti. Pian piano, quindi, tutto il convento venne a conoscenza delle loro relazioni illecite e di lì a poco la voce si sparse anche oltre le sue mura. Si iniziò a vociferare addirittura di strani riti orgiastici.

Quel che è certo è, però, che all’interno della chiesa trovarono la morte in molti. Gli amanti di tre delle novizie, due monache accusate di blasfemia e sodomia, e infine la madre badessa: tutte vittime di intrighi divenuti all’ordine del giorno.

Era chiaro a tutti che nella chiesa delle ricche novizie accadeva qualcosa, qualcosa su cui non si poteva più tacere, qualcosa che non poteva più essere insabbiato.

Iniziarono, quindi, le indagini. Queste furono affidate al sacerdote dell’ordine dei chierici teatini, e poi futuro santo, Andrea Avellino.

Cosa scoprì il sacerdote non si seppe mai con esattezza.

Avellino si limitò, infatti, a raccomandare all’arcivescovo la chiusura del luogo di perdizione.

Nel 1577, quindi, l’intero monastero fu abbandonato allo stato laicale. Le monache ree dei delitti furono costrette a bere la cicuta. Giulia Caracciolo fu condannata all’ergastolo, mentre Chiara Frezza si tolse la vita pugnalandosi davanti al vicario generale.

Lo scandalo della chiesa delle ricche novizie divenne nei secoli oggetto di numerosi racconti. Un libello in particolare, pubblicato in Francia nel 1829, rivela tutte le vicende peccaminose avvenute nel monastero. L’opera, attribuita a Stendhal, fu poi ristampata in italiano a Napoli nel 1860.

Anche Benedetto Croce dedica ampio spazio a uno dei luoghi più ambigui di Napoli:

«Di orrenda memoria, ma per diversa ragione, non perché infestato di spiriti ma perché bruttato da fatti di libidine e di sangue e di sacrilegio, era il vicolo di Sant’Arcangelo di Baiano, dove si vedeva ancora la chiesa superstite dell’antico monastero di monache benedettine, abolito nel 1577».

E ancora:

«Anche io,che qualcosa avevo letto di quegli orrori nelle leggende napoletane del Dal bono e altrove, provavo l’impressione di calcare un suolo maledetto, quando la prima volta percorsi quel vecchio vicolo ed entrai nell’ammodernata chiesa. 

 

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