16 Febbraio 2020

Chiara Macor presenta “Marta di Betania” – L’intervista di Napoli Zon

Chiara Macor, Marta di Betania, Premio Cesare Filangieri, Santa Marta,

In occasione della seconda edizione del Premio Nazionale di Poesia e Fotografia Cesare Filangieri, Chiara Macor ha presentato il suo libro “Marta di Betania – Dai testi alle immagini”. L’intervista di Napoli Zon

Riscoprire la cultura dei territori periferici, spesso troppo marginalizzati. Riscoprire il proprio ruolo nel mondo attraverso la riscoperta dei personaggi di un tempo. Riscattare il ruolo delle donne nella società odierna rivalutando il ruolo di Santa Marta nelle Sacre Scritture. Il libro “Marta di Betania – Dai testi alle immagini” di Chiara Macor è, dunque, una continua riscoperta che parte da molto lontano, ma arriva fino a noi. A margine della seconda edizione del Premio Nazionale di Poesia e Fotografia Cesare Filangieri, l’autrice ha risposto a qualche nostra domanda.

Cosa ne pensi del Premio Cesare Filangieri?

Trovo sia un’iniziativa molto bella. È molto importante portare cultura nei nostri territori e fare queste iniziative capaci di coinvolgere giovani e meno giovani, per metterli in contatto con la cultura di questi territori. Sono veramente molto contenta di aver partecipato“.

Alle spalle dell’organizzazione del Premio Cesare Filangieri c’è un’importante partecipazione giovanile. Spesso c’è una visione che vorrebbe i giovani del nostro territorio come “svogliati”, mentre quelli “veramente bravi” vanno via. Pensi che il riscatto di questa generazione possa passare anche da queste iniziative?

Per noi giovani è difficile. Nella mia vita ho raggiunto i miei obiettivi (laurea, un curriculum importante) perché sono stata stimolata. Bisogna sempre essere attenti ai giovani, ma senza essere paternalistici, cercando magari di aprirsi anche ai contributi che i giovani stessi possono offrire, proprio come queste attività culturali. Spesso si è portati a pensare che in questi nostri territori non ci sia cultura e ci si sorprende nel vedere l’interesse dei giovani verso questi temi. In verità c’è molta cultura“.

Nella realizzazione di questo lavoro hai avuto un approccio scientifico verso una materia che potrebbe sembrare puramente teologica. Qual è stato il tuo percorso di ricerca?

La Storia dell’Arte è una materia molto complessa, alla quale bisogna approcciare sempre con un certo rigore scientifico. Il mio libro si chiama “Marta di Betania – Dai testi alle immagini” e si propone, infatti, come un’analisi rigorosa della figura di Marta. E per analizzarla io ho cercato di affrontarla attraverso la produzione testuale: i Vangeli, gli apocrifi, le scritture dei padri della Chiesa“.

Dopo aver avuto questa preparazione ho affrontato la parte storico-artistica. Per contestualizzare la figura e per riuscire ad analizzare tutti i vari aspetti che sono poi emersi nella produzione iconografica che ha riservato molte sorprese. Noi Marta di Betania la immaginiamo come sorella di Lazzaro, una sorella maggiore presa dalle faccende domestiche, sempre attorniata dai suoi strumenti. Però sappiamo anche che fra i tratti caratteristici di questa figura c’è anche quello di aver ammansito un drago. Insomma, l’iconografia di Santa Marta si trasforma a seconda delle interpretazioni di tempi e luoghi diversi. Le mie ricerche sono partite dal Medioevo e sono arrivate fino al 1700, uno spaccato temporale molto lungo“.

Dal tuo libro emerge come, all’interno delle Sacre Scritture, le uniche due figure ad aver fatto una vera professione di fede sono Marta di Betania e San Pietro. San Pietro, però, è poi diventato il capo della Chiesa, mentre a Marta è stato attribuito un ruolo più marginale. Pensi che la figura di Santa Marta possa essere riscoperta anche per le battaglie odierne per la parità di genere?

Penso di sì. Marta di Betania è stata interpretata come la ‘vita attiva’. La vita attiva intesa come porsi al servizio degli altri. Proprio per questo essere una figura estremamente propositiva e per il suo assumere un ruolo centrale nelle narrazioni che la riguardano può essere rivalutata molto agli occhi della modernità. Noi oggi in quanto donne dobbiamo portare avanti le nostre battaglie per avere un lavoro, per riuscire ad avere figli, dobbiamo lottare a volte anche per non avere figli. Per questo penso che rivalutare oggi Santa Marta, leggendola con uno sguardo un po’ più moderno, ci possa effettivamente aiutare a capire il nostro posto nel mondo e a pretendere un po’ più di giustizia. Sia nei confronti delle donne di oggi, sia nella reinterpretazione delle donne di un tempo“.

Questo è il tuo lavoro letterario d’esordio. Progetti per il futuro?

Approfitto per ringraziare la professoressa Adriana Valerio che mi ha permesso di pubblicare questo libro e il Coordinamento Teologhe Italiane che mi ha sostenuto e messo in contatto con Effatà. Li ringrazio tutti proprio perché noi giovani abbiamo bisogno di trovare delle persone che credono nel nostro valore e in loro le ho trovate. I miei progetti per il futuro sono complessi, perché oltre ad essere scrittrice e storica dell’arte sono anche sceneggiatrice di fumetti. Adesso sto per pubblicare un fumetto sui cento anni dell’Associazione Alessandro Scarlatti. Per il futuro, poi, vedremo“.

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