Caso Ruggiero, Ciro Guarente condannato all’ergastolo

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Finisce così il caso Ruggiero, attivista dei diritti LGBT brutalmente assassinato l’estate scorsa: condanna all’ergastolo per il killer Ciro Guarente

Il Caso Ruggiero, meglio conosciuto come l’omicidio dell’attivista gay, giunge al termine. Il principale indagato, Ciro Guarente, ha ricevuto la condanna all’ergastolo.

Per chi non lo ricordasse, ci riferiamo ad uno dei casi più discussi dell’anno scorso: il corpo di Vincenzo Ruggiero, ventiseienne di Parete (Caserta), era stato trovato in un box nel quatiere di Ponticelli (NA), tagliato a brandelli e sciolto nell’acido.

Le indagini avevano portato all’incarcerazione preventiva di Ciro Guarente, il fidanzato trentaseienne della migliore amica e coinquilina di Ruggiero, la donna transessuale Heven Grimaldi. Il movente, quello dei più classici: la folle gelosia dell’uomo.

Da quel tremendo 7 luglio, le Forze dell’Ordine avevano scoperto dettagli via via più agghiaccianti, alcuni confermati e altri ancora da confermare (come la testimonianza secondo la quale un prete avrebbe violentato il killer da bambino).

A nulla sono servite le richieste di scarcerazione, che aveva avanzato l’avvocato di Guarente: durante il processo, tenutosi questa mattina, il sostituto della Procura di Napoli Nord l’ha condannato alla massima pena esistente in Italia. (Fonte: ANSA).

Con la conclusione del caso Ruggiero, finisce una storia che ha fatto discutere e ragionare gli italiani, che hanno indirizzato il discorso anche su tematiche sociali scottanti.
Viene automatico pensare, ad esempio, diritti delle persone LGBT, per quanto il tema sia solo vagamente collegato all’argomento.