26 Settembre 2026

Caso Garlasco, svolta indagini: Procura di Pavia sente generale Garofano e ex ufficiali Ris

Interrogatorio a sorpresa a tre giorni dalla chiusura dell'inchiesta. Al centro dei nuovi accertamenti l'impronta 33, il DNA e il presunto movente.

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Caso Garlasco – A soli tre giorni dalla scadenza formale per la chiusura delle indagini, fissata per il 28 settembre, la Procura di Pavia effettua un nuovo atto istruttorio a sorpresa nell’ambito dell’inchiesta sul delitto di Garlasco. Secondo quanto rivelato dal Tg1, i magistrati hanno ascoltato Luciano Garofano, ex generale del Ris di Parma, e diversi ufficiali dell’Arma che nel 2007 condussero i primi rilievi scientifici nella villetta in cui fu uccisa Chiara Poggi.

Caso Garlasco, l’audizione di Garofano e il riesame del materiale scientifico

Garofano è stato sentito dai magistrati in qualità di persona informata sui fatti per circa 90 minuti. L’audizione si inserisce in una serie di verifiche disposte in extremis per riesaminare gli accertamenti tecnici svolti all’epoca del delitto. Nei giorni precedenti erano stati ufficiosamente convocati ed escussi anche altri componenti della squadra dei Carabinieri del Ris che collaborarono alle prime fasi investigative.

Sui contenuti del colloquio vige il massimo riserbo, ma l’iniziativa testimonia la volontà degli inquirenti di blindare e verificare la tenuta delle analisi scientifiche del 2007 alla luce dei nuovi elementi emersi negli ultimi mesi.

Le accuse della Procura: l’impronta 33, il DNA e il movente

Al centro del nuovo filone d’inchiesta condotto dalla Procura di Pavia figurano i riscontri a carico di Andrea Sempio. Secondo l’ipotesi accusatoria, Sempio avrebbe ucciso la 26enne colpendola per “almeno 12 volte” al capo e al volto con un oggetto contundente. Il movente sarebbe riconducibile a motivi abietti, scaturiti dal rifiuto di un approccio sessuale dopo che l’indagato avrebbe visionato filmati intimi di Chiara e del fidanzato Alberto Stasi (condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione come unico responsabile del delitto) custoditi all’interno di una pendrive.

Gli elementi chiave della nuova impostazione della Procura ruotano attorno alla cosiddetta “impronta 33” – la traccia della mano destra individuata sulla parete delle scale accanto al corpo della vittima – e alle tracce biologiche compatibili con il DNA dell’indagato estratte da sotto le unghie di Chiara Poggi. Con il termine fissato al 28 settembre per il deposito del fascicolo, la Procura si avvia a formalizzare le proprie determinazioni.

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