Casalnuovo scende in piazza. Chiude l’asl.

Casalnuovo di Napoli si prepara alla chiusura della propria ASL. I cittadini esprimono il loro dissenso prima su fb e poi con delle manifestazioni

NAPOLI, CASALNUOVO , 27 OTTOBRE – “La sanità non si tocca.” Questo è il monito portato avanti in queste ore dai cittadini di Casalnuovo, in provincia di Napoli.

In questi giorni, i casalnuovesi hanno appreso la notizia, sui social, che l’azienda sanitaria locale avrebbe chiuso i battenti. Si è scatenata la rivolta.

Noi di Napoli.zon siamo andati ad osservare da vicino la situazione e abbiamo sentito alcune delle persone presenti, il 25 ottobre, ad un piccolo raduno nei cortili antistanti l’asl.

Ecco le nostre interviste a Mario Visone e Aleandra Genovese.

Mario, entriamo subito nel cuore della questione. Perché l’Asl chiude?

L’Asl chiude perché l’attuale allocazione di Via Ravello è stata dichiarata non attinente ai requisiti minimi di igiene e salubrità. È stato un decadimento che è andato avanti per anno senza che vi sia stato un interesse profondo da parte della politica e da parte della direzione aziendale. Un doppio menefreghismo che ha sempre voluto scaricare le colpe tra un ente e l’altro. Il risultato è il tragicomico susseguirsi di questi eventi.

Che ruolo ha, o ha avuto, l’amministrazione in questa faccenda?

L’amministrazione ha certamente un ruolo chiave perché potrebbe sin da subito destinare all’asl dei locali di sua proprietà in comodato d’uso pluriennale per tappare l’emergenza per poi prevedere o il cambio di destinazione d’uso di qualche terreno o il recupero finalizzato all’uso della struttura sanitaria di uno dei beni sottratti alla camorra ed acquisiti al patrimonio comunale. Se non è riutilizzo sociale questo di che parliamo?

Quale potrebbe essere, secondo te, la soluzione al problema?

Io credo che la soluzione debba essere pubblica e non debba coinvolgere situazioni diversamente attenzionate

Cosa intendi per soluzione pubblica?

Mi riferisco alla messa a disposizione da parte del comune di strutture pubbliche senza oneri per l’asl. Bisogna fare di tutto affinché l’asl non se ne vada. Offrire, ad esempio, edifici pubblici idonei con un comodato d’uso pluriennale mi sembra una soluzione possibile e di buon senso.

La piccola manifestazione del 25 ottobre è stata solo un preambolo del presidio che si terrà il giorno 29. Puoi dirci di più a riguardo?

Il presidio di sabato è organizzato da un gruppo autonomo ed eterogeneo di cittadini che si sono uniti intorno ad un problema che interessa tutti soprattutto i più deboli e quelli che non possono spendere centinaia di euro per visite private. Io sabato pomeriggio a via Ravello ci sarò e sono certo che la città parteciperà. La salute è un bene di tutti e qui in una città già massacrata dagli effetti della terra dei fuochi levare l’Asl significa che lo stato abdica ai poteri delle ecomafie.

casalnuovo

Aleandra Genovese, giovane laureanda in Scienze Politiche e cittadina politicamente attiva di Casalnuovo, è presidente del “Collettivo sociale Pueblo” che si occupa del sociale e di organizzare iniziative per il paese, e ci ha concesso alcune dichiarazioni.

Aleandra, come mai è nata l’esigenza della manifestazione del 25?

Da domenica pomeriggio, è iniziata a passare la notizia su facebook di documenti che avvertivano la cittadinanza casalnuovese della chiusura dell’ASL. Vogliono trasferire il servizio sanitario nei paesi limitrofi: Afragola, Acerra, Caivano.

Qual è il motivo di tale decisione?

L’asl non è a norma. Certamente un’azienda che si occupa della sanità non può essere collocata all’interno di un condominio. Il disagio è tanto, le condizioni non sono affatto idonee.

La manifestazione però non ha visto un grande afflusso. La gente è poco interessata a questo tipo di problema?

Niente affatto. I cittadini casalnuovesi sono ben consci della situazione e vogliono cambiare le cose, vogliono attivarsi. In realtà, la protesta di oggi era di preparazione al presidio organizzato per sabato 29 alle ore 16.00.

C’è qualche mancanza dell’amministrazione?

Non di quest’amministrazione. Credo sia dovuto ad un lavoro svolto male anche negli anni precedenti. Ognuno di noi deve fare la propria parte, dai cittadini all’amministrazione comunale. Come cittadini protestiamo per non far spostare l’ASL, e quindi un servizio sanitario utilissimo ad un paese di circa 50mila abitanti, da Casalnuovo. Le proposte alternative non saremo noi a farle, perché non è a noi che spetta. Il comune di Casalnuovo deve impegnarsi e prendere provvedimenti.