Campi Flegrei: 481 anni fa l’eruzione che formò il “monte Nuovo”



Campi Flegrei
Foto Vesuviolive

Nel 29 settembre del 1538 inizia la più grande eruzione vulcanica nei Campi Flegrei che porta alla formazione del monte Nuovo. Era domenica anche allora

ACCADDE OGGI – 29 settembre 1538: è la Napoli dei viceré e secondo polo più importante dell’Impero spagnolo. Parliamo di un periodo che ha avuto un’influenza preponderante nella formazione culturale della città che era stata conquistata pochi anni prima, nel maggio del 1503, dopo gli anni dell’occupazione francese. Ma è anche una fase molto difficile, in cui Napoli affronta le scorribande dei turchi, la pestilenza e una terribile calamità naturale: l’eruzione dei Campi Flegrei, di cui oggi cade l’anniversario numero 481.

L’area dei Campi Flegrei è nota in vulcanologia come una “grande caldera” in stato di quiescenza. Le grandi caldere sono più comunemente conosciute come “supervulcani”, aree di grandi dimensioni con una forte e diffusa attività vulcanica a livello di suolo. I Campi Flegrei fanno parte di questa categoria insieme ad altri 11 siti sparsi per il mondo. Tra questi, i più noti sono il parco di Yellowstone negli USA e il lago Toba in Indonesia.

L’eruzione

Quella del 29 settembre del 1538 è l’unica eruzione vulcanica registrata nell’area dei Campi Flegrei in epoca storica. La cronaca di quelle ore è giunta fino ai nostri giorni in maniera molto dettagliata grazie al lavoro di alcuni cronisti dell’epoca che furono testimoni in prima persona del fenomeno. Proprio come aveva fatto Plinio il Vecchio nel 79 d.C. durante l’eruzione del Vesuvio, i cronisti si recarono sul luogo mentre tutti gli altri cittadini fuggivano.

Stando, dunque, al racconto dei testimoni, le prime avvisaglie si ebbero il 28 settembre, quando il mare di Pozzuoli si ritirò repentinamente di circa 370 metri. Il fenomeno lasciò in riva una grande quantità di pesci. Raccolti, poi, dai Puteolani che, curiosamente, identificarono l’avvenimento come un dono divino. L’eruzione vera e propria avvenne, invece, intorno alle 20.00 del 29 settembre. Curiosamente, anche nel 1538 questo giorno cadde di domenica.

La prima voragine si aprì nella piccola vallata posta fra il Monte Barbaro, l’Averno ed il mare, da cui fuoriuscirono fuoco, fumo, pietre, cenere asciutta e fangosa. I forti boati accompagnarono la fuga dei Puteolani verso Napoli.

Il “monte Nuovo” dei Campi Flegrei

Il fenomeno durò sette giorni, durante i quali venne distrutto il villaggio medievale di Tripergole. Tra il secondo e il terzo giorno, nel giro di 48 ore, si formò il monte Nuovo accanto al Lago di Lucrino. Oggi, questo piccolo vulcano è una folta oasi naturalistica che ospita la flora tipica della macchia mediterranea. Aperto alle visite del pubblico, il monte Nuovo manifesta un’attività vulcanica di tipo secondario, costituita da microterremoti e fumarole. E, proprio come tutta l’area dei Campi Flegrei, possiede quella sintesi perfetta tra fascino e imponenza che ne fanno uno dei luoghi più interessanti della nostra terra.

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