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Bagnoli, il ricercatore Albanese chiarisce: “L’arsenico è di origine naturale” – L’INTERVISTA

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Updated on 17 April 2021 11:12

Bagnoli, il ricercatore Stefano Albanese chiarisce: “Analizzando di nuovo i dati abbiamo scoperto che l’arsenico è di origine naturale”

BAGNOLI – L’oggetto di studio dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) intitolato “The first application of compositional data analysis (CoDA) in a multivariate perspective for detection of pollution source in sea sediments: The Pozzuoli Bay (Italy) case study“, in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II e con l’Università degli Studi del Sannio ha evidenziato la presenza di alcuni materiali pesanti, tra cui l’arsenico.

Da quanto emerso finora, però, non si è spiegata la provenienza del metalloide presente a Bagnoli. Come ben sappiamo, l’area di Bagnoli fa parte della caldera dei Campi Flegrei (zona altamente vulcanica) e secondo gli studi e l’analisi dei dati condotti da Albanese, l’arsenico è di origine naturale. “È la natura che fa il suo corso”, spiega il ricercatore.

Stefano Albanese, Professore di Geochimica e Vulcanologia presso il Dipartimento di Scienze della Terra, Ambiente e Risorse dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, offre il suo contributo scientifico da circa 15 anni.

Il ricercatore ha inoltre sviluppato studi epidemiologici ambientali, al fine di mettere in relazione il modello di distribuzione dei contaminanti in diversi mezzi naturali con l’aumento dell’incidenza di cancro in alcune aree della Campania. Nell’ambito dell’attività di ricerca, Stefano Albanese ha anche co-scritto il libro “Chemistry of Europe’s Agricultural Soils”, soffermandosi sulla distribuzione di arsenico e sugli elementi radioattivi nei suoli europei.

La novità sull’arsenico trovato nella periferia occidentale di Napoli

Tutto ciò che è stato riportato è avvenuto in maniera sansazionalistica – Spiega il ricercatore campano – perché nei sedimenti di Bagnoli è risaputo che sono presenti questi metalli (potenzialmente tossici). Ci sono già studi in merito condotti circa dieci anni fa assieme ai miei colleghi.

La cosa che mi stupisce è che lo studio ha individuato sicuramente qualcosa di nuovo, ma non è quella dei metalli nei sedimenti di Bagnoli. Questi metalli sono presenti perché da un lato, anche in quella zona lì, ci sono delle fumarole subacquee e tutta una serie di attività idrotermale (quindi totalmente naturale) e dall’altro c’è il contributo della colmata a mare (ovvero la parte più esterna dell’Ilva). È colmata perché appunto è stata riempita di prodotti di scarto dell’attività dell’Ilva, poi Italsider, negli anni ’70.”

Ciò significa che sotto quella zona “c’erano particelle che venivano dall’attività”. In passato la sopracitata era una fonderia di Bagnoli ed è chiaro che “si trovano una serie di sedimenti chimici e particelle associate a quel tipo di processo produttivo”.

Qual è allora la novità dello studio condotto ad oggi? 

“La novità dello studio, invece, è un’altra”. Stefano Albanese chiarisce che l’arsenico presente nella zona di Bagnoli è uno di quegli elementi che non c’entra granché con l’attività dell’Ilva.

Anche secosa succede [ndr] – questo arsenico, andando ad analizzare i dati, si trova proprio nei punti dove ci sono altri metalli derivati dall’attività industriale. La cosa è particolare – dice il Prof – perché l’arsenico invece viene dall’attività idrotermale, da un fenomeno naturale, nello specifico da questa risalita dei fluidi dal fondo del mare.

Qui, a seguire, il fenomeno spiegato da Stefano Albanese.

I metalli, ad esempio zinco e piombo, sono presenti purtroppo perché lì c’era un’attività antropica. Sotto costa, proprio dove c’è la colmata a mare, in corrispondenza dell’Ilva, ci sono delle anomalie di questo elemento. Poi ci sono queste risalite geotermali che sono naturali, precisamente si tratta di sorgenti presenti sotto il mare”.

Da sempre si è creduto che l’arsenico e in parte questi metalli di cui stiamo parlando avessero un’origine naturale. “Non è cambiata l’origine, ma è cambiata la provenienza dell’arsenico“, dice Albanese.

Bagnoli

Questo metalloide non c’entra niente con l’area industriale. L’arsenico è un tipico elemento che si associa a questi fluidi geotermali. La nostra scoperta non è che l’arsenico non sia più naturale, ma quest’ultimo oltre a venire da queste sorgenti sottomarine viene anche da un’altra parte”. 

Ecco la provenienza dell’arsenico

Siccome le sorgenti sono presenti anche sulla terraferma, nello specifico nella zona di Agnano, succede che queste espellono l’acqua per poi essere incanalata nel famoso canale di Agnano. Questo canale, infatti, porta acqua ricca di arsenico a mare. Quindi attenzione: è importante dire che l’arsenico è comunque di origine naturale (perché legato alle sorgenti idrotermali), ma è dovuto anche alle sorgenti che stanno sulla terraferma, in questo caso ad Agnano. 

Stando a quanto detto dal Professore, dunque, l’acqua raccolta dal canale di Agnano (contenete arsenico) sbocca a Bagnoli.

Ecco la novità di tutto il lavoro. Non è vero che l’unica sorgente naturale di arsenico e di altri metalli è solo sottomarina, ma c’è un contributo che viene da terra. Si tratta sempre di un contributo geologico, secondo i nostri studi questo metalloide viene anche dagli scoli delle aree termali che stanno sulla terraferma“.

Attraverso questa analisi dei dati che annulla – in un certo senso – delle false correlazioni che si potrebbero trovare, Albanese ha messo in risalto che oltre alle sorgenti sottomarine dobbiamo considerare anche il canale di Agnano “come uno dei contributori principali di arsenico“.

Essendo in una zona vulcanica i fluidi risalgono. È dimostrano infatti che l’acqua (prevalentemente termale) trasportata dal canale di Agnano porta arsenico. Ciò significa che anche sotto costa è di origine naturale. La novità è di aver individuato una sorgente che prima non era considerata, ovvero quella di terraferma, così un domani se qualcuno dovesse dire che l’arsenico sotto la costa non è naturale – quindi antropico – è sbagliato. Noi abbiamo dimostrato che questo dipende dalle acque termali provenienti da terra”.

Il ricercatore ha poi sottolineato l’importanza sulla ricerca effettuata, soprattutto che “questa verità è scritta nel lavoro scientifico“.

È corretto parlare di bonifica? 

“È inutile parlare di bonifiche, parliamo dell’origine di un elemento naturale e non possiamo di certo bonificare la natura. La natura fa il suo corso, noi abbiamo scelto di vivere qui. Dobbiamo prenderci i vantaggi e i rischi”. 

Secondo Lei, vista la presenza di arsenico, chiarendo finalmente la sua provenienza, la zona di Bagnoli è a rischio?

Il nostro prossimo studio sarà anche questo, ovvero andare a fare delle valutazioni di rischio ecologico e sanitario. L’idea sarebbe non solo di partire dall’analisi approfondita dei sedimenti, ma di andare anche a fare delle misure sulle acque marine e cercare di capire se una persona – immergendosi in quelle acque – possa correre dei rischi.”

Perché?

Perché pur essendo di origine naturale, l’arsenico è comunque tossico. Purtroppo, visto che non lo possiamo eliminare perché le sorgenti naturali producono questo metalloide continuamente, l’unica cosa che potremmo fare in caso di rischio è intervenire sulla zona. Il prossimo step sarà di verificare se anche i molluschi che mangiamo, provenienti dalla zona, potrebbero essere a rischio“. 

Quali sono i progetti futuri?

Quello che stiamo organizzando è uno studio sulla valutazione del rischio – come accennato prima – sia ecologico e sia ambientale. Ma, per adesso, non possiamo dire altro perché molto spesso il vantaggio dei metalli (seppur in determinate concentrazioni) è che sono poco assorbiti dagli esseri viventi. Ci sarà da valutare se dove c’è arsenico c’è il rischio per le persone e gli animali, ma questa cosa ora non la possiamo esporre. Occorrerà in seguito fare una “valutazione di rischio ecologico e sanitario“. Poi analizzeremo i sedimenti e i campioni di acqua, in base alla concentrazione che troviamo si faranno una serie di valutazioni per stimare l’eventuale rischio di salute umana”.

NapoliZon ringrazia il Professore Stefano Albanese per aver condiviso il suo tempo, ma soprattutto per aver fatto eco su una questione che tocca l’intera popolazione. Come diceva Freud “La scienza non è un’illusione. Ma sarebbe illusione credere di poter trovare altrove quello che essa non può darci”.

 

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