Attentato Sigfrido Ranucci: contestato il reato di strage a Lavitola
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Proseguono gli sviluppi dell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci dinamitardo avvenuto nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista e conduttore televisivo. La Procura di Roma ha contestato anche il reato di strage a Valter Lavitola, imprenditore ed ex editore, ritenuto dagli investigatori il presunto mandante dell’azione.
La nuova contestazione emerge nell’ambito del procedimento coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che nelle scorse settimane aveva già portato all’arresto di quattro persone considerate gli esecutori materiali dell’attentato.
L’ipotesi della Procura per l’attentato Sigfrido Ranucci
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Lavitola avrebbe affidato a un intermediario il compito di individuare persone disponibili a procurare un ordigno esplosivo e a collocarlo davanti all’abitazione del conduttore di Report.
Gli investigatori ritengono che il ruolo di collegamento tra il presunto mandante e il gruppo operativo sarebbe stato svolto da Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense che, secondo gli atti dell’indagine, avrebbe mantenuto i contatti con gli esecutori materiali.
Tra gli elementi raccolti figurano anche un sopralluogo effettuato nelle vicinanze dell’abitazione del giornalista circa un mese prima dell’esplosione e una serie di accertamenti tecnici, intercettazioni e analisi dei dispositivi elettronici sequestrati.
Le accuse contestate
Oltre al reato di strage, l’inchiesta comprende contestazioni relative alla detenzione e all’utilizzo di materiale esplosivo, alle minacce e al danneggiamento aggravato dal metodo mafioso. Tutte le accuse dovranno essere vagliate nel corso dell’iter giudiziario e la responsabilità degli indagati potrà essere accertata soltanto con un’eventuale sentenza definitiva.
Nei giorni scorsi i carabinieri hanno eseguito una perquisizione nei confronti di Lavitola, sequestrando telefoni cellulari, computer e altro materiale informatico ritenuto utile alle indagini. Gli investigatori puntano ora ad acquisire ulteriori elementi che possano chiarire il contesto in cui sarebbe maturato il presunto attentato.
Il ruolo dell’intermediario
Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda la figura di Gomes Clesio Tavares. Secondo gli inquirenti, dopo l’attentato avrebbe lasciato l’Italia per trasferirsi in Camerun, dove si troverebbe tuttora.
La Procura ipotizza che proprio Tavares abbia svolto il ruolo di raccordo tra il presunto mandante e il gruppo che avrebbe materialmente organizzato l’azione intimidatoria. Gli investigatori stanno ricostruendo anche gli spostamenti dell’uomo e i rapporti intrattenuti con gli altri indagati attraverso intercettazioni e analisi telefoniche.
La reazione di Ranucci
Commentando gli sviluppi dell’inchiesta, Sigfrido Ranucci ha dichiarato di essere rimasto sorpreso dall’emersione del nome di Lavitola, con il quale ha spiegato di aver intrattenuto rapporti personali e professionali negli ultimi anni.
Il giornalista ha precisato di avere piena fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, sottolineando che saranno gli accertamenti giudiziari a chiarire eventuali responsabilità.
Ranucci ha inoltre ribadito di non conoscere ancora il movente dell’attentato e di attendere gli sviluppi dell’indagine prima di trarre conclusioni, ricordando come l’esplosione abbia inciso profondamente sulla sua vita privata e sulle misure di sicurezza adottate dopo l’episodio.
Indagini ancora aperte sul movente dell’attentato a Sigfrido Ranucci
Uno degli aspetti ancora da chiarire riguarda il motivo che avrebbe portato all’organizzazione dell’attentato. Gli investigatori stanno approfondendo le relazioni tra gli indagati e i rapporti intercorsi con il giornalista, cercando di ricostruire l’intera catena decisionale.
L’inchiesta prosegue con l’analisi del materiale sequestrato e con ulteriori attività investigative che potrebbero fornire nuovi elementi utili a definire il quadro accusatorio. Fino alla conclusione del procedimento, ogni responsabilità resta da accertare nelle sedi giudiziarie competenti.
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