Pandemia super batteri: l’allarme dei microbiologi
Appello dell'AMCLI al Governo: in Italia 12mila morti all'anno per l'antibiotico-resistenza. Clerici chiede risorse certe per la diagnostica rapida e politiche contro smog e climate change.
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Una “pandemia silenziosa” che rischia di causare la morte di oltre 39 milioni di persone nel mondo entro il 2050, con un incremento decuplicato delle vittime rispetto ai 4,7 milioni registrati nel 2021. È il drammatico quadro dell’antimicrobico-resistenza (AMR) tracciato dagli esperti, che in Europa contano già 35mila decessi all’anno: di questi, ben 12mila avvengono in Italia (pari a 1 morto su 3 dell’intera Unione Europea).
A lanciare un accorato appello alle istituzioni e al Governo in vista della nuova legge di Bilancio è Pierangelo Clerici, presidente dell’AMCLI (Associazione microbiologi clinici italiani). I costi sanitari ed economici legati ai super batteri invulnerabili agli antibiotici sfiorano già gli 11,7 miliardi di euro tra UE e Spazio economico europeo, con proiezioni globali da 412 miliardi di dollari entro il 2050.
La richiesta alla Manovra: fondi vincolati per la diagnostica rapida sul territorio
La priorità indicata dalla comunità scientifica per frenare l’emergenza è l’introduzione di risorse finanziarie certe e vincolate nella Manovra economica in fase di discussione. Nella precedente Finanziaria, nell’ambito del pacchetto da 485 milioni di euro destinato alla prevenzione e sanità pubblica (commi 340 e 341), era stato previsto l’avvio di programmi per l’accesso a test diagnostici microbiologici rapidi e multiplex sul territorio.
“Ci avevano parlato di 160 milioni di euro da destinare alle Regioni, tramite decreto attuativo, per dotare le strutture sanitarie e le Case di comunità di strumenti di diagnostica rapida. Ma quei soldi non risultano arrivati o comunque non sono stati impiegati per tale finalità. Chiediamo che nella nuova legge di Bilancio il comma 340 venga ripreso, esplicitando fondi vincolati e tempistiche certe di erogazione”, precisa il presidente dell’AMCLI.
L’obiettivo è rivoluzionare la prescrizione degli antibiotici, promuovendone un uso consapevole. Attraverso gli strumenti Poct (Point-of-Care Testing), installabili nelle Case di comunità e nei poliambulatori territoriali sotto la supervisione dei laboratori ospedalieri, è possibile individuare in soli 45-90 minuti l’esatto agente patogeno e la sua sensibilità ai farmaci, evitando prescrizioni inappropriate al posto delle tradizionali diagnosi empiriche. La misura si rivelerebbe strategica anche in vista del nuovo Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza (PNCAR 2027-2031).
Pandemia super batteri, approccio One Health: come inquinamento e riscaldamento globale alimentano le resistenze
Accanto alle risorse diagnostiche, i microbiologi sottolineano l’urgenza di adottare una visione globale di tipo One Health, estesa alla tutela dell’ambiente e al contrasto ai cambiamenti climatici, fattori che esercitano un’inedita e potente pressione selettiva sui batteri.
L’aumento delle temperature globali (oltre la soglia critica di +1,5°C nell’ultimo decennio) ha generato un incremento stimato del 6% nelle resistenze batteriche, poiché ogni grado centigrado in più comporta un aumento del 4% nella resistenza di alcune specie. Inoltre, la progressiva desertificazione riduce le riserve idriche in bacini ristretti, dove la concentrazione di microbi e antibiotici naturali del suolo porta alla proliferazione di ceppi nativamente resistenti, impoverendo le possibilità della ricerca farmacologica di estrarre nuovi principi attivi dal terreno.
Un ruolo determinante è giocato anche dall’inquinamento atmosferico. Uno studio globale pubblicato su The Lancet Planetary Health ha dimostrato come le polveri sottili (Pm2,5) veicolino i geni della resistenza agli antibiotici. Nel solo 2018, la resistenza derivante dal Pm2,5 ha causato 480mila decessi prematuri nel mondo. Secondo le stime, il raggiungimento dei target OMS sulla qualità dell’aria (5 µg/m³ di Pm2,5) entro il 2050 ridurrebbe la resistenza antimicrobica del 16,8%, evitando quasi un quarto delle morti premature attribuibili all’AMR.
Servono scelte politiche e azioni internazionali
Per i microbiologi dell’AMCLI, la sfida contro i super batteri non si gioca più solo nei reparti d’ospedale, ma richiede una decisa volontà politica a livello nazionale e internazionale per tradurre le evidenze scientifiche in interventi normativi concreti su sanità e ambiente. Senza un’azione coordinata su vasta scala e il potenziamento delle reti di prevenzione e monitoraggio, il rischio è quello di vanificare decenni di conquiste della medicina moderna.
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