Tentato omicidio al Rione Luzzatti, scatta l’arresto: c’è aggravante del metodo mafioso
Svolta nelle indagini sull'agguato dello scorso sei marzo a Napoli. La Polizia di Stato esegue un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale per i Minorenni.
Immagine di repertorio
Tentato omicidio – Una svolta decisiva è arrivata nelle indagini sul grave fatto di sangue consumatosi lo scorso 6 marzo nel cuore del Rione Luzzatti, a Napoli. Nella giornata di oggi, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato, ritenuto responsabile del tentato omicidio.
Sul giovane pendono accuse pesantissime: tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e possesso ingiustificato di armi e munizionamento. Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale per i Minorenni di Napoli, su esplicita richiesta della relativa Procura della Repubblica.
Tentato omicidio, le indagini della Squadra Mobile tra telecamere e intercettazioni
A condurre le articolate e complesse attività investigative sono stati i poliziotti della Squadra Mobile di Napoli. Gli agenti sono riusciti a ricomporre pezzo dopo pezzo il mosaico dell’agguato grazie a un capillare lavoro di analisi dei filmati estrapolati dai sistemi di videosorveglianza sia pubblici che privati presenti nella zona del Rione Luzzatti.
I riscontri visivi, che hanno immortalato le fasi salienti e la dinamica dell’attacco, sono stati successivamente incrociati con un’intensa attività di intercettazione. L’insieme degli elementi raccolti ha consentito agli inquirenti di delineare con precisione la traiettoria dell’azione delittuosa e la responsabilità dell’indagato.
Il movente: ritorsioni e pretese economiche
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il tentato omicidio non sarebbe stato un episodio isolato o casuale, bensì il culmine di un contesto caratterizzato da profondi e accesi contrasti personali preesistenti tra le parti coinvolte.
Alla base del raid vi sarebbero state precise motivazioni ritorsive legate a pretese di natura economica, maturate all’interno di dinamiche criminali territoriali che hanno giustificato la contestazione dell’aggravante delle modalità mafiose.
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