29 Luglio 2026

Epatite A: il focolaio cresce in Italia

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Epatite A

Un aumento considerevole dei casi di epatite A in Italia richiama l’attenzione sull’importanza della prevenzione, soprattutto a tavola. Secondo i dati del sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità, i casi notificati sono cresciuti negli ultimi anni. Da 126 che erano nel 2021 a 631 nel 2025, con un ulteriore incremento osservato nel 2026.

Gli esperti spiegano che l’epatite A è un’infezione virale che colpisce il fegato e si trasmette soprattutto attraverso alimenti o acqua contaminati. Tra gli alimenti più a rischio figurano in particolare frutti di mare consumati crudi o poco cotti, come ostriche, cozze e vongole, se provenienti da acque contaminate. Proprio il consumo di questi prodotti rappresenta uno degli errori più frequenti che può favorire il contagio.

La malattia può manifestarsi con febbre, stanchezza, nausea, perdita di appetito, dolori addominali e ittero, cioè la colorazione gialla della pelle e degli occhi. Il periodo di incubazione è piuttosto lungo, variando generalmente tra 15 e 50 giorni, motivo per cui spesso è difficile risalire con precisione all’alimento che ha causato l’infezione. Sebbene nella maggior parte dei casi l’epatite A guarisca spontaneamente senza lasciare danni permanenti, negli anziani e nelle persone con altre malattie del fegato può evolvere in forme più gravi.

Per ridurre il rischio di contagio, gli specialisti consigliano di evitare il consumo di molluschi crudi o insufficientemente cotti, lavare accuratamente frutta e verdura, rispettare le norme igieniche nella preparazione degli alimenti e lavarsi sempre le mani prima di mangiare e dopo essere andati in bagno. Inoltre, è disponibile un vaccino contro l’epatite A, raccomandato soprattutto alle persone più esposte al rischio di infezione o che devono recarsi in aree dove il virus è particolarmente diffuso

Fonte: MondoSanità