Nuovi autovelox: cosa cambia con il decreto MIT e la guida alle multe
Scatta la rivoluzione per i dispositivi di rilevamento della velocità. Scopri i requisiti tecnici obbligatori, quali impianti sono stati disattivati e come verificare la regolarità delle sanzioni.
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L’era dell’incertezza e dei continui contenziosi legali potrebbe essere giunta al capolinea. Da domenica 12 luglio 2026 è entrato ufficialmente in vigore, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il nuovo decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) che ridefinisce le regole per l’uso dei dispositivi di rilevazione della velocità.
L’obiettivo della normativa sui nuovi autovelox è quello di portare ordine in un settore che, per oltre trent’anni, ha navigato in una zona grigia fatta di approvazioni parziali e migliaia di ricorsi accolti. Ecco una guida completa per orientarsi tra le nuove regole e non farsi trovare impreparati.
Approvazione vs Omologazione: la vera novità
Il cuore del cosiddetto “decreto autovelox” risiede nella netta distinzione tra i concetti di approvazione e omologazione. Per 34 anni i Comuni hanno elevato contravvenzioni utilizzando dispositivi semplicemente “approvati”, scatenando una valanga di ricorsi spesso vinti dagli automobilisti grazie ai pronunciamenti della Cassazione.
Oggi la legge parla chiaro: solo i dispositivi regolarmente omologati possono essere utilizzati per elevare multe valide. A questo si aggiungono importanti tutele per la privacy degli automobilisti: i dati raccolti saranno protetti da crittografia e i volti dei conducenti catturati dalle telecamere dovranno essere oscurati automaticamente.
Nuovi autovelox, i requisiti tecnici e i margini d’errore
Per superare il processo di omologazione e ottenere la “patente di affidabilità”, un autovelox deve ora superare severi test tecnici e garantire standard minimi altissimi:
- Tasso di rilevamento dei veicoli in transito pari ad almeno il 90%.
- Corretta associazione tra la velocità registrata e il veicolo pari ad almeno il 95%.
- Riconoscimento delle targhe e acquisizione delle immagini con una precisione del 95%.
Oltre a questi standard, è d’obbligo una taratura annuale: se l’apparecchio fallisce i test periodici, deve essere immediatamente spento.
Per quanto riguarda i margini di errore tecnico in fase di omologazione, lo scarto non può superare i 3 km/h per velocità fino a 100 km/h, o il 3% per le velocità superiori. Tali valori, tuttavia, riguardano la validazione tecnica e non sostituiscono la consueta tolleranza di legge applicata alle sanzioni.
Nuovi autovelox regolari e dispositivi disattivati
L’entrata in vigore del decreto ha portato a una profonda scrematura degli impianti presenti sul territorio italiano. Attualmente, sono considerati perfettamente regolari circa 3.150 dispositivi:
- Tutti gli apparecchi approvati dal Ministero in data successiva al giugno 2017 (che ottengono l’omologazione automatica).
- I 25 modelli di prototipi elencati nello specifico Allegato B del decreto.
Per gli autovelox precedenti al giugno 2017 sarà invece necessario un rigido percorso di verifica tecnica. Di conseguenza, circa 850 apparecchi non a norma sono stati immediatamente disattivati in tutta Italia e potranno tornare in funzione solo se e quando supereranno le nuove procedure.
Come verificare la multa e fare ricorso
Le nuove norme non impediscono di presentare ricorso, ma spostano l’attenzione su aspetti tecnici molto più specifici. La mancanza di un solo documento obbligatorio (come il certificato di taratura in corso di validità) rende la sanzione contestabile.
Per accertarsi che il dispositivo che ha rilevato l’infrazione sia regolare, l’automobilista può:
- Controllare il verbale: le autorità hanno ora l’obbligo di indicare direttamente sulla multa gli estremi del decreto di omologazione.
- Consultare il sito del MIT: è disponibile un censimento nazionale dove filtrare i dispositivi per marca, modello e Comune.
- Richiedere l’accesso agli atti: per visionare direttamente al Comune la documentazione dell’autovelox.
Se si scopre che il dispositivo è irregolare, è possibile contestare la sanzione. Importante ricordare che non bisogna pagare la multa prima di fare ricorso, altrimenti si perderà il diritto di opposizione. Le due strade percorribili sono:
- Ricorso al Giudice di Pace: da presentare entro 30 giorni dalla notifica.
- Ricorso al Prefetto: da presentare entro 60 giorni dalla notifica.
Cosa succede alle vecchie multe?
Il nuovo decreto non ha effetto retroattivo. Le multe prese prima del 12 luglio 2026 non vengono sanate o cancellate automaticamente, né i ricorsi in corso vengono chiusi. Per tutte le sanzioni antecedenti a questa data, continua a valere l’orientamento della Cassazione, che considera nulle le multe elevate con apparecchi privi della corretta omologazione.
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