Vulcano Campi Flegrei, svelate le radici: il magma profondo fino a 50 km
Un nuovo studio internazionale mappa per la prima volta la zona di alimentazione profonda della caldera. Individuato uno strato di roccia parzialmente fusa a oltre 16 km di profondità, ma gli esperti dell'INGV rassicurano: «Nessun allarme eruzione, è una scoperta strutturale».
Foto: Osservatorio Vesuviano - Campi Flegrei - INGV
Vulcano Campi Flegrei – A poche ore di distanza dall’ultimo sciame sismico che ha fatto tremare la caldera, la comunità scientifica mette a segno un risultato senza precedenti per la comprensione dei Campi Flegrei. Un nuovo studio internazionale, pubblicato sulla prestigiosa rivista Scientific Reports (Nature), è riuscito a spingere lo sguardo dei geofisici fino a 50 chilometri di profondità, svelando per la prima volta la reale conformazione della zona di alimentazione magmatica profonda del supervulcano partenopeo.
La ricerca è il frutto di una stretta collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Instituto Volcanológico de Canarias (Involcan), l’Universidad Complutense de Madrid e l’Université de Genève.
La tecnica utilizzata: radiografia della Terra tramite i telesismi
Per studiare cosa si nasconde nelle viscere della caldera, i ricercatori non hanno effettuato perforazioni, ma hanno sfruttato i terremoti avvenuti a grandissima distanza da Napoli, i cosiddetti telesismi. Analizzando oltre 5.000 segnali sismici registrati tra il 2016 e il 2022 dalla rete permanente dell’Osservatorio Vesuviano, gli esperti hanno utilizzato la tecnica delle “funzioni ricevitore”. Questa metodologia permette di studiare come le onde sismiche cambiano velocità e direzione quando incontrano discontinuità e rocce differenti nel sottosuolo, creando una vera e propria mappa tridimensionale profonda.
Vulcano Campi Flegrei, cosa si nasconde sotto la caldera: i risultati
I dati emersi ridefiniscono la struttura profonda del sistema flegreo, evidenziando due settori principali:
- La sorgente profonda (oltre i 16-20 km): In questa fascia è stato individuato uno strato in cui le onde sismiche viaggiano a velocità molto basse. Ciò indica la presenza di roccia allo stato fuso fino al 30%. Secondo gli scienziati, questa è la vera e propria “sorgente” dove risiede il magma primitivo dei Campi Flegrei.
- I serbatoi intermedi (tra 8 e 10 km): Lo studio ha confermato la presenza di anomalie sismiche minori a profondità più ridotte, che indicano piccole sacche di magma in continuità con il sistema di risalita verso la superficie.
La precisazione dell’INGV: «Nessun allarme eruzione imminente»
La diffusione dello studio ha generato inevitabile apprensione, ma l’INGV è intervenuto tempestivamente con una nota ufficiale per fare chiarezza ed evitare inutili allarmismi. Gli esperti hanno sottolineato che si tratta di una scoperta di tipo esclusivamente strutturale, fondamentale per comprendere il funzionamento termodinamico della “macchina” vulcanica sul lungo periodo, e che non rappresenta in alcun modo una previsione di eventi sismici o eruttivi imminenti.
Il monitoraggio della caldera prosegue senza sosta, 24 ore su 24, attraverso le reti multiparametriche istituzionali, e la protezione civile invita a fare riferimento solo ai bollettini ufficiali per l’evoluzione del bradisismo in superficie.
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