Madre e figlia avvelenate con la ricina: possibile movente familiare
Screenshot video Rai "Chi l'ha visto?"
Proseguono senza sosta le indagini sul caso della madre e figlia avvelenate con la ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Gli investigatori stanno cercando di chiarire cosa sia accaduto ad Antonella Di Ielsi, 50 anni, e alla figlia Sara Di Vita, 15 anni, morte alla fine di dicembre dopo un grave avvelenamento.
Dopo mesi di accertamenti, le analisi tossicologiche, effettuate dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia, hanno confermato la presenza della ricina. Adesso la Squadra Mobile sta concentrando l’attenzione su un possibile movente legato all’ambiente familiare.
Madre e figlia avvelenate con la ricina: pista familiare al centro dell’inchiesta
Secondo quanto emerso dalle ultime indiscrezioni investigative, gli inquirenti starebbero valutando alcune tensioni interne alla cerchia familiare. Inoltre, negli ultimi giorni gli inquirenti hanno ascoltato oltre cento persone tra parenti, amici e conoscenti della famiglia Di Vita.
Gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione i rapporti personali e gli spostamenti delle persone che hanno avuto contatti con le vittime nei giorni precedenti al malore. Alcune testimonianze, infatti, avrebbero presentato incongruenze che necessitano ulteriori approfondimenti.
Nuova convocazione per la cugina della famiglia
Tra le persone ascoltate più volte dagli investigatori c’è anche una cugina della famiglia, già convocata in tre diverse occasioni dalla Squadra Mobile di Campobasso. La donna potrebbe essere sentita nuovamente nei prossimi giorni per chiarire alcuni aspetti legati alle dinamiche familiari e alla cena del 23 dicembre. Questa data, infatti, è considerata centrale nell’inchiesta.
Madre e figlia avvelenate con la ricina – Nel frattempo è stato ascoltato anche Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime. L’uomo dichiarato di non essere a conoscenza di possibili contrasti o persone che avrebbero potuto fare del male alla sua famiglia.
Cellulari e dispositivi sotto esame
Un ruolo importante potrebbe essere svolto dalle analisi forensi sui dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione di Pietracatella. Gli investigatori stanno esaminando chat, cronologia delle ricerche e connessioni internet per verificare eventuali elementi utili alla ricostruzione dei fatti.
Le verifiche riguardano anche i router domestici, che potrebbero aiutare a identificare la presenza di dispositivi collegati alla rete wifi della casa nei giorni precedenti all’avvelenamento.
Madre e figlia avvelenate con la ricina: l’inchiesta resta aperta
Al momento l’indagine procede per duplice omicidio volontario contro ignoti. Parallelamente resta aperto anche un filone per omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, che avevano visitato madre e figlia nelle prime fasi del malore.
Gli investigatori continuano a lavorare per capire come la ricina sia stata somministrata e chi possa essere coinvolto nel duplice omicidio che ha sconvolto l’intera comunità molisana.
Se ti è interessato l’articolo “Madre e figlia avvelenate con la ricina”, potresti leggere anche : Violenza nel Casertano, 45enne picchia il titolare del laboratorio: lite per il turno
ARTICOLO PRECEDENTE
Reddito di cittadinanza discriminatorio: Corte Ue boccia requisito 10 anni
ARTICOLO SUCCESSIVO
Il Papa a Napoli l’8 maggio incontrerà la madre di Domenico Caliendo
