Morto suicida Pietro Litigato, ex boss del Casertano
Era il figlio del vecchio capoclan del casertano. L'uomo aveva cominciato da qualche giorno la collaborazione con la giustizia
repertorio

MORTO SUICIDA PIETRO LITIGATO – Un detenuto è morto suicida nel carcere di Secondigliano, a Napoli. Si tratta di Pietro Ligato, 52 anni, ex boss della camorra del Casertano. Da pochi giorni aveva iniziato un percorso di collaborazione con la giustizia.
Le autorità avevano arrestato l’uomo nel gennaio 2023, insieme ai fratelli Antonio e Felicia. Era il figlio di Raffaele Ligato, storico capoclan della camorra della zona, ai vertici del gruppo Lubrano-Ligato. Il capoclan è deceduto nel carcere di Opera nel 2022 dove stava scontando l’ergastolo.
Morto suicida Pietro Litigato: la dinamica dei fatti
Gli agenti penitenziari hanno trovato il corpo senza vita dell’uomo nella serata di ieri, giovedì 3 aprile, all’interno della cella di sicurezza. Si sarebbe ucciso soffocandosi con delle buste di plastica e respirando anidride carbonica.
A diffondere la notizia è Samuele Ciambriello, garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Egli sottolinea che si tratta del terzo suicidio in Campania (dopo i due avvenuti nel carcere di Poggioreale). Dall’inizio dell’anno ci sono stati 27 suicidi e 457 tentativi di suicidio.
Queste sono le parole di Ciambriello:
Ogni 3 giorni muore una persona in carcere, non c’è una sola motivazione che porta al suicidio ma ci sono più concause, credo che il gesto di Pietro non sia dato da un’unica causa. Non parliamo di una logica lineare causa-effetto ma di un sistema complesso. I suicidi in carcere sono un tema scabroso e cruciale. Il tema carcere non può essere ristretto a pochi o connotato ideologicamente, ma riportato sull’utilità della pena. Ci deve essere un’effettiva presa in carico delle persone con professionisti dell’ascolto (assistenti sociali, psicologi, psichiatri), non con soluzioni temporanee e provvisorie. Occorre restringere la platea dei detenuti presenti in carcere per meglio accudirli. Bisogna essere rispettosi di un dolore che prende i familiari e la stessa comunità penitenziaria. Bisogna riconoscere la dignità in quanto persona al di là del reato commesso.
Fonte: Fanpage.it
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