Violentata da un sieropositivo e morta: assolto l’imputato
La Corte d’Assise di Napoli ha assolto l’imputato dall’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale
repertorio
VIOLENTATA DA UN SIEROPOSITIVO-la Corte d’Assise di Napoli ha emesso la sua sentenza in un processo molto delicato e discusso, riguardante la morte di una donna deceduta a 37 anni. Il decesso è dovuto all’Aids, che la donna avrebbe contratto dopo aver subito violenza anni prima da un uomo che sapeva di essere sieropositivo. L’uomo, oggi 65enne, era imputato per omicidio volontario con dolo eventuale. L’uomo, infatti, avrebbe accettato il rischio che la donna potesse morire a causa del contagio durante i rapporti sessuali non protetti. Tuttavia, i giudici lo hanno assolto con la formula “il fatto non costituisce reato”.
Secondo la ricostruzione dell’accusa, i fatti risalgono ai primi anni Duemila. La vittima, una giovane donna di nazionalità polacca, viveva sull’isola di Ischia come ospite dell’uomo e di sua moglie, che era sua amica. In quel periodo, tra il 2001 e il 2003, la donna avrebbe subito diverse violenze sessuali con rapporti non protetti, nonostante l’uomo fosse consapevole di essere sieropositivo. In seguito a questi rapporti la donna contrasse il virus HIV, che negli anni si trasformò in Aids, portandola alla morte nel 2017 dopo una lunga malattia.
Violentata da un sieropositivo: non ci sono elementi sufficienti per la condanna
La vittima, prima di morire, aveva registrato dei video dall’ospedale in cui raccontava le violenze subite. Questi filmati sono stati utilizzati durante il processo come prove e testimonianze. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a 24 anni di carcere, ritenendo che l’uomo avesse consapevolmente messo in pericolo la vita della donna. Tuttavia, durante il processo, molti dei reati inizialmente contestati, come la violenza sessuale e le lesioni, sono andati in prescrizione perché erano passati troppi anni dai fatti. Di conseguenza, il processo si è concentrato solo sull’accusa di omicidio volontario, ma i giudici hanno stabilito che non c’erano gli elementi sufficienti per condannare l’imputato per questo reato, arrivando quindi all’assoluzione.
La vicenda ha suscitato molte polemiche e il caso ha riaperto il dibattito sui tempi della giustizia e sulla tutela delle vittime di violenza.
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