Universiade, molti i figli d’arte presenti in diverse discipline

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Universiade, molti i figli d’arte presenti in diverse discipline sportive e tutti con ambizioni di medaglia.

Sono tanti i “figli d’arte” selezionati per la 30ma Summer Universiade Napoli 2019. In questo caso non siamo in presenza di nepotismo ma di puro merito. Presenti in diverse discipline sportive e tutti con ambizioni di medaglia; degni eredi di una tradizione familiare.

Dalla scherma al basket passando per la pallanuoto non è strano, allora, scorgere nella lista degli Azzurri cognomi importanti, famosi, autentiche icone dello sport italiano. Il DNA non ha fatto scherzi trasferendo i cromosomi dello spadista di razza da Sandro a Valerio Cuomo. Il papà, oro olimpico ad Atlanta, e selezionatore della Nazionale non ha fatto, allora, alcuna fatica nel convocare per l’Universiade di Napoli il figlio Valerio, argento ai Mondiali Under 20 di Plovdiv e vincitore della Coppa del Mondo.

Spada, Fioretto e Settebello

Dalla spada al fioretto, da Sandro Cuomo ad Andrea Cipressa, oro alle Olimpiadi di Los Angeles 1984 e attuale commissario tecnico della rappresentativa di fioretto. “Tempo zero”, per lui, nello scrivere nella lista delle convocate anche il nome della figlia Erica che insieme a Martina Senigaglia proverà a far rispettare anche alle Universiadi campane la dura legge del Dream Team di fioretto femminile. Dalle pedane al parquet. Provocherà un tuffo al cuore la presenza in Campania di Giacomo Dell’Agnello, figlio di Sandro, Campione d’Italia nel ‘91 con la Juve Caserta sponsorizzata Phonola. Sandro Dell’Agnello è stato un “top” del basket italiano negli anni ’90 e il figlio Giacomo, convocato da coach Paccariè per Napoli 2019, conta di emularlo nel nuovo millennio. Identico sentimento per il pallanuotista Massimo Di Martire, figlio di Fulvio che con il Settebello allenato da D’Angelo conquistò l’oro all’Universiade siciliana del ’97. Degno erede della grande tradizione partenopea, Massimo Di Martire non ha mai fatto mistero delle sue intenzioni: riportare in famiglia, a distanza di 22 anni, l’oro delle Universiadi.