Trivellazioni. Referendum il 17 aprile, lotta per il quorum



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Domenica 17 aprile si terrà il referendum sulle trivelle. La Campania è stata promotrice dei quesiti referendari. E’ necessario il raggiungimento del quorum.

Domenica 17 aprile si terrà il referendum sulle trivellazioni. La Campania è stata promotrice e insieme ad Abruzzo, Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria e Molise dei quesiti referendari. L’Abruzzo poi si è ritirato.

In base all’articolo 75 della Costituzione il referendum può essere promosso da 500 mila elettori o da almeno cinque Consigli regionali per abrogare, totalmente o parzialmente «una legge o un atto avente valore di legge».

Nel settembre 2015 Possibile, movimento politico fondato da Pippo Civati ha tentato e fallito la raccolta delle firme. In seguito grazie anche alle pressioni dei Comitati No Triv i dieci Consigli regionali hanno proposto sei quesiti. Il 27 novembre la Cassazione ha dato il via libera.

Con una contromossa il Governo Renzi ha emendato la Legge di Stabilità e ha in parte toccato argomenti che riguardavano i quesiti stessi. La Cassazione è stata costretta a rivedere il referendum. E’ stato salvato solo un quesito dichiarato ammissibile dalla Corte Costituzionale il 19 gennaio.

Sei Regioni hanno deciso di sollevare un conflitto d’attribuzione alla Consulta per due delle domande rigettate dalla Suprema Corte. I consigli regionali contestano al governo di aver legiferato su una materia che è di competenza delle regioni in base all’articolo 117 della costituzione, modificato dalla riforma costituzionale del 2001. Il 9 marzo la consulta valuterà l’ammissibilità del conflitto di attribuzione. Se il conflitto sarà valutato ammissibile, allora la corte entrerà nel merito.

Se i ricorsi venissero ammessi, i quesiti riguardanti il “piano delle aree” per la pianificazione delle trivellazioni che prevede il coinvolgimento delle regioni e e la durata dei titoli per la ricerca e lo sfruttamento degli idrocarburi liquidi e gassosi sulla terraferma dovranno essere accorpati a quello già ammesso.

Nel quesito referendario si chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”. Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa, e non riguarda le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).

La vittoria del sì comporterebbe l’abrogazione dell’articolo 6 comme 17 del codice dell’ambiente, che prevede le trivellazioni fino a che il giacimento lo consenta.

Per il comitato No Triv il voto del 17 Aprile è “un voto immediatamente politico, in quanto, al di là della specificità del quesito è l’unico strumento di cui i movimenti che lottano da anni per i beni comuni e per l’affermazione di maggiori diritti possono al momento disporre per dire la propria sulla Strategia Energetica nazionale che da Monti a Renzi resta l’emblema dell’offesa ai territori, alle loro prerogative, alla stessa Costituzione italiana”.

E’ necessario il raggiungimento del quorum pari al 50% degli aventi diritto per far sì che il referendum sia valido. Il tempo per sensibilizzare i cittadini è poco. Il governo ha scelto la prima domenica utile invece di accorpare il quesito all’election day di giugno con un risparmio di circa 350 milioni.

 

 

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