14 Febbraio 2026

Tragedia al Monaldi , il “cuore bruciato” del piccolo paziente: stop al trapianto

Una notizia terribile scuote l'eccellenza della cardiochirurgia napoletana: le condizioni cliniche del bambino di 3 anni sono precipitate, rendendo impossibile l'intervento salvavita.

Immagine di repertorio

Tragedia al Monaldi monaldi cuore bioartificiale

Tragedia al Monaldi – C’è un silenzio carico di dolore nei corridoi dell’ospedale Monaldi, dove una speranza che durava da mesi si è spenta nel modo più tragico. Un bambino di soli 3 anni, che l’intera città aveva adottato idealmente nella speranza di un miracolo, è stato dichiarato “non più trapiantabile”. Una sentenza clinica definitiva che arriva dopo una lotta estenuante contro una patologia cardiaca congenita che non ha lasciato scampo.

Il termine tecnico: cosa significa “cuore bruciato”

L’espressione, per quanto cruda, descrive una realtà clinica devastante. Nonostante l’impegno costante dell’equipe medica, il muscolo cardiaco del piccolo ha subito uno stress eccessivo a causa di un arresto cardiaco prolungato e delle conseguenti complicanze sistemiche. In termini medici, il quadro clinico è diventato così compromesso che l’organismo non sarebbe in grado di reggere lo sforzo di un trapianto di cuore, né di superare la fase post-operatoria.

Tragedia al Monaldi, la decisione dell’equipe medica

I medici del centro di cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, eccellenza nazionale nel settore, hanno effettuato ogni test possibile prima di arrendersi all’evidenza. Gli esami strumentali hanno confermato che i danni agli organi vitali sono ormai irreversibili. Procedere con il trapianto, in queste condizioni, non rappresenterebbe più una possibilità di guarigione, ma un accanimento terapeutico che i sanitari hanno voluto evitare, nel rispetto della dignità del piccolo paziente.

Il dolore della famiglia e della comunità

La notizia ha fatto immediatamente il giro del quartiere e dei social, dove in molti avevano pregato per una svolta positiva. La famiglia del bambino, che ha seguito ogni istante della degenza con una forza composta, si trova ora ad affrontare il momento più buio. Resta la consapevolezza di una battaglia combattuta con ogni mezzo tecnologico e umano a disposizione, contro un destino che purtroppo si è rivelato più forte della medicina.

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