Scommesse online e camorra: cinque arresti nel clan D’Alessandro
L'operazione, coordinata dalla DDA di Napoli, ha smantellato una rete criminale dedita alla raccolta illecita di giocate tramite piattaforme telematiche e prestanome. Disposto anche il sequestro preventivo di quote societarie ed esercizi commerciali.
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Scommesse online, un duro colpo alla criminalità organizzata e agli affari illeciti legati al gioco d’azzardo è stato inferto a Castellammare di Stabia. I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di cinque persone, smantellando un giro di affari milionario legato al clan D’Alessandro.
Il provvedimento è stato emesso dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA), a coronamento di una complessa e articolata attività di indagine.
Scommesse online, le accuse: dal riciclaggio all’estorsione con metodo mafioso
I cinque indagati sono accusati, a vario titolo, di una lunga serie di gravi reati: associazione per delinquere, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, autoriciclaggio e violazione degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale. A pesare sul quadro accusatorio vi è anche il reato di estorsione, aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare e finanziare l’attività del clan D’Alessandro, sodalizio camorristico storicamente egemone sul territorio stabiese.
Il sistema delle scommesse online e i prestanome
Dalle indagini degli inquirenti è emersa la radicata operatività di una vera e propria struttura criminale ben organizzata. Il gruppo era dedito in maniera sistematica alla raccolta illecita di scommesse attraverso l’utilizzo di piattaforme telematiche clandestine.
Per eludere i controlli delle forze dell’ordine e mascherare la reale riconducibilità degli affari al clan, l’organizzazione si serviva di schermi societari fittizi, intestati a soggetti terzi che fungevano da prestanome. Gli ingenti proventi illeciti derivanti dalle scommesse non venivano tesaurizzati, bensì prontamente reinvestiti e riciclati nel circuito economico legale per alimentare ulteriormente le casse della cosca.
Scattano i sigilli: sequestrati locali e quote societarie
Parallelamente all’esecuzione delle misure cautelari personali per i cinque indagati, l’Autorità Giudiziaria ha voluto colpire duramente anche il patrimonio accumulato illecitamente dal gruppo criminale.
È stato infatti disposto ed eseguito il sequestro preventivo di svariate quote societarie, interi complessi aziendali e diversi esercizi commerciali dislocati sul territorio, utilizzati come basi o paravento per la raccolta illegale delle giocate.
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