Sarri Vs Mancini: cresce l’attesa per la sfida Scudetto



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Immagine da web

Sarri ha fatto molta gavetta, viene dalla provincia, veste in tuta ed è alla sua prima esperienza a certi livelli. Mancini, invece, nelle grandi squadre ci è nato, come calciatore prima e come allenatore poi. Non ha dovuto faticare molto, è stato un grande calciatore e ha goduto di un certo credito. Non mette mai la tuta, se potesse allenerebbe coi guanti e i mocassini

“La partita di lunedì non è importante…”
Maurizio Sarri viene da Empoli, non viene da Marte. Sa che nel calcio è necessario dissimulare, fare pretattica, provare ad allentare la pressione.
Così preferisce dire che Lunedì non ci si gioca niente, solo tre punti, come col Verona, con il Frosinone.
La verità non la può dire, così come sente di non poter pronunciare quella parolina tabù che inizia per S… e finisce con …O.
Un vezzeggiativo, per quel feticcio a forma di scudo, che ogni anno compare sulla maglia della squadra campione.
La Juve ce l’ha da quattro anni, come un tatuaggio, ma pare proprio che quest’anno sia costretta a scucirlo, e sarà molto doloroso. Il Napoli non può più nascondersi e ancora più difficile sarà farlo qualora, lunedì sera, dovesse riuscire a battere la squadra di Mancini.
Molti dicono che il Napoli sia la squadra più forte del campionato, forse è vero, e forse no, quello che è certo è che i partenopei sono quelli che giocano meglio, quelli che hanno convinto di più.

L’Inter è molto solida, pratica, magari brutta, ma arcigna, compatta. Ha inanellato una serie lunga di 1-0. Il loro centrocampo, nel quale forse non ci sarà Geoffrey Kondogbia, è fatto di mastini dai piedi ruvidi, molto bravi a rincorrere, a recuperare palloni e molto meno a costruire il gioco. Il Napoli ha invece giocatori assai più leggeri, che però hanno molta più confidenza con le geometrie. Sarà una sfida davvero interessante, i due allenatori non potrebbero essere più diversi. Sarri ha fatto molta gavetta, viene dalla provincia, veste in tuta ed è alla sua prima esperienza a certi livelli. Mancini, invece, nelle grandi squadre ci è nato, come calciatore prima e come allenatore poi. Non ha dovuto faticare molto, è stato un grande calciatore e ha goduto di un certo credito. Non mette mai la tuta, se potesse allenerebbe coi guanti e i mocassini. Sarri si è abituato a tirare sempre fuori le virtù dalle necessità, di Mancini i maligni dicono che sia più bravo a far spendere i presidenti che ad allenare.
La verità naturalmente sta nel mezzo, Mancini è bravo, è stato capace di vincere in passato e sa come si fa, cambia sempre modulo e uomini perché non ha le coppe e una rosa molto ampia, di grande livello; il Napoli non cambia mai, almeno in campionato, il 4 3 3 è ormai una solida certezza.
I Partenopei hanno il vantaggio di giocare in casa, ma hanno due punti di ritardo sulla capolista e molto da perdere. All’Inter potrebbe bastare un pareggio ed è probabile che penserà prima di tutto a non scoprirsi. Il Napoli dovrà stare attento ai calci da fermo, i meneghini hanno dimostrato diverse volte, quest’anno, di essere specialisti di questo parziale.

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Napoli Inter, cresce l’attesa per lunedì

Per Sarri sarà una prova di maturità assai importante, forse la più importante di quelle affrontate fino ad ora. Le verticalizzazioni, le geometrie tattiche e la corsa del Napoli, contro il pragmatismo, la solidità, il fisico dell’Inter. Vincerà Higuaìn o Icardi? Insigne o Jovetic? Non si sa, di certo, i tifosi, non vedono l’ora che sia Lunedì.

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