Prezzo benzina, scatta lo sconto Eni ma è caos: code chilometriche e distributori a secco
Benzina nel Diesel? Un bel problema, ma vediamo insieme cosa fare quando succede, a quali rischi si va incontro e come comportarsi per limitare i danni.
Il prezzo benzina torna al centro dell’attenzione con una vera e propria corsa al rifornimento scoppiata in tutta Italia. La decisione di Eni di introdurre un tetto massimo ai costi alla pompa – fissando il limite a 1,99 euro al litro per la verde e a 2,19 euro per il gasolio – ha innescato un immediato assalto alle stazioni di servizio del marchio. Il risultato è stato un repentino “effetto imbuto”, con file interminabili di automobilisti e cisterne svuotate nel giro di poche ore.
Prezzo benzina: l’assalto alle pompe e le cisterne svuotate in mezza giornata
La reazione dei guidatori al calo delle tariffe calmierate si è fatta sentire con particolare intensità nei grandi centri urbani. A Napoli, in un singolo distributore della rete, sono stati erogati oltre duemila litri di carburante in poco più di tre ore, esaurendo completamente le scorte e costringendo i gestori a esporre il cartello di servizio sospeso per mancanza di prodotto.
Code consistenti si sono registrate anche a Bari e in diverse altre località del Sud Italia, mentre nelle aree metropolitane di Roma e Milano il traffico attorno alle stazioni Enilive ha subito forti rallentamenti a causa delle auto in attesa del proprio turno alle colonnine self-service.
Il meccanismo del tetto massimo contro i rincari
L’obiettivo dell’operazione è arginare l’impennata dei costi del carburante che nelle scorse settimane ha pesato sui bilanci delle famiglie e sul settore della logistica. Fissando una soglia che non può essere superata al rialzo, il provvedimento cerca di dare stabilità alla spesa per i rifornimenti quotidiani, spingendo potenzialmente anche le compagnie concorrenti ad allinearsi al ribasso.
Tuttavia, la netta forbice di prezzo rispetto agli altri marchi non soggetti a limiti ha concentrato quasi tutta la domanda sui medesimi punti vendita, mettendo sotto forte stress l’intera catena di fornitura.
I ritardi nelle consegne e il timore di nuovi stop
Con i depositi degli impianti svuotati a tempo di record, il nodo principale riguarda ora la frequenza dei rifornimenti tramite autobotti. Per i gestori si prospettano giornate complesse sul fronte delle scorte: se la domanda rimarrà su questi livelli, il rischio concreto è quello di assistere a chiusure temporanee a macchia d’leopardo, in attesa che la distribuzione riesca a coprire l’eccezionale consumo registrato.
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