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Ospedale del Mare, disagi dopo il crollo: problemi agli impianti di riscaldamento

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Updated on 27 February 2021 9:15

Ospedale del Mare: una settimana dopo il crollo numerosi sono i disagi per i pazienti e per il personale senza riscaldamenti e acqua calda

Ospedale del Mare: pazienti ed operatori senza impianti idraulici e climatizzazione.

Ad una settimana dal crollo di un’imponete area del parcheggio della struttura ospedaliera si sono moltiplicati i disagi sia per il personale sanitario che per i pazienti ricoverati.

Come si apprende in una nota spedita dai settori funzione pubblica di CGIL – CISL e dal FIALS dell’Ospedale del Mare indirizzata ai vertici dell’ASL Napoli 1, resa nota da ANSA Campania, le conseguenze del crollo sono ormai ingestibili.

In particolare, i problemi che riguardano gli impianti idraulici e di climatizzazione stanno rendendo difficile offrire un adeguato servizio di assistenza ai ricoverati.

Negli ultimi giorni la città di Napoli ha registrato un repentino abbassamento delle temperature che, in assenza di un adeguato sistema di riscaldamento, sta provocando gran freddo negli assistiti.

La carenza di acqua calda, ancor di più, rende difficile anche solo lavare le mani con evidenti conseguenze per quanto concerne l’igiene quotidiana degli ammalati.

“L’attività della diagnostica di laboratorio ha subìto un importante arresto, seppur parziale, per l’impossibilità di eseguire indagini di biochimica dei campioni biologici, che al momento, vengono inviati e processati al Loreto Nuovo, con conseguenti ed inevitabili ritardi nelle diagnosi. Nei reparti di degenza, l’assenza di acqua calda sanitaria, impone che venga praticata l’igiene quotidiana agli ammalati, con acqua ghiacciata, rendendo traumatico anche il normale lavaggio delle mani. L’assenza di acqua calda, rende inoltre impossibile il funzionamento dei dispositivi lavapadelle, che necessitano di acqua a 98° C. Ciò rende necessario il ricorso a sistemi di raccolta monouso, che andrebbero poi smaltiti adeguatamente” – come riferisce l’ANSA.

 

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